Monesi si rimette gli sci, 10mila biglietti in un mese

Da Pieve di Teco sempre avanti, un tornante via l'altro per la stazione sciistica fresca di rilancio di Monesi di Triora, anche se Triora sta nell'altra valle. Dettagli, che quanto a stranezze Briga, incastonato lì attorno, non è da meno, diviso tra Francia e Piemonte, coi suoi vecchi italiani naturalizzati francesi. Da Monesi ti specchi a Piaggia (Briga Alta), case ritagliate nella montagna e fasce così ben disegnate che a quella quota lì traducono solo volontà di ferro. Parentesi, che il bello ha da venire. Ti accoglie Roberto Meriggio, funzionario della Provincia e responsabile della stazione. Perché il nuovo impianto di Monesi, finanziato con fondi di Comunità Europea e Provincia di Imperia, è curato dalle Alpi Liguri Sviluppo e Turismo srl, società partecipata dalla Provincia. Tradotto: «Garanzia per il servizio e prezzi politici. Con 10 euro scii tutto il giorno e tutti i giorni dalle 9 alle 16» puntualizza Meriggio. Ti aspetta alla seggiovia inaugurata lo scorso 22 dicembre, prontissimo a raccontarti un'avventura che è passione e abnegazione. Monesi delle seconde case e un albergo da ristrutturare. Monesi dei fasti anni '60. Monesi dei piemontesi a far concorrenza e la neve a disertare.
Adesso si ricomincia, colpo di reni, soldini e risposta eccezionale. Da Imperia, Sanremo e dintorni a sciare a Monesi: «Nel primo mese di attività oltre diecimila i biglietti venduti - annuncia il presidente della Provincia Gianni Giuliano -. Sciatori da fuori provincia e da fuori regione, più alcuni turisti stranieri. Monesi ha dimostrato di avere le caratteristiche per attirare gli appassionati nonostante la concorrenza di stazioni sciistiche del Basso Piemonte».
Intanto ci pensa «La vecchia partenza» a foraggiarti con polenta e cinghiale e ad ospitarti nel week end con le sue sei camere. Un inizio, giusto per riconquistare quel trend e allargare i polmoni. Partenza seggiovia a quota 1400, arrivo a circa 1790, nei pressi della stazione a monte della esistente sciovia «Tre Pini». Meriggio non anticipa nulla. Sali, ancora qualche larice poi più nulla, solo spazi aperti, pannosi, leccornia da fuoripista. Giornata tersa, davanti la cima del Redentore con la statua del suo Cristo posata per festeggiare l'inizio del Novecento, e il Monte Saccarello. Il trionfo delle Alpi Marittime, di là la Francia con La Brigue, poi il Tenda e il mare. La seggiovia ti porta al versante occidentale del comprensorio con le piste «Verde» e «San Remo» e, racchettando, allo skilift «Plateau» (già in terra di Cuneo), sul versante orientale, proprietà dei fratelli Toscano.
Meriggio t'inquadra quanto può tanta bellezza: «Dal Redentore c'è il fuori pista versante Plateau, mentre le piste del Sanremo verranno utilizzate dopo la realizzazione del secondo troncone di seggiovia che dai Tre Pini sale a Valletta della Punta (2094 metri), con impianto di innevamento programmato». Sono tutti carichi, è mercoledì e i biglietti staccati sono già 150. L'altra domenica ne hanno contato 1100. Alla stazione c'è Nicola, dopo l'ultima nevicata s'è fatto Monesi-Tre Pini con le pelli di foca agli sci per riattivare l'impianto, «non abbiamo mancato un giorno dall'apertura». Intorno piste battute, cintate e segnalate per 18 chilometri. Ci pensano Marco Clemenzi, guida alpina della scuola di guide Alpi Work, e i suoi. Tutto fatto in casa: «I tempi erano stretti - ricorda Marco - e io ho dato una mano a trovare il personale, stabilire convenzioni con il Soccorso Alpino, ma anche a reperire semplicemente reti, badili e organizzare il servizio» Passione che ti fa lavorare ad oltranza perché la montagna riviva. «È l'amore per Monesi, per queste vette, è l'avventura della sfida. Non ci aspettavamo una risposta del genere ed è arrivata». Critiche? «Ci stanno, ma vuol dire che esistiamo e che abbiamo colto nel segno».
Ma l'orgoglio è il fuori pista, considerato che il più vicino è all'Argentera e Gressoney. Gettonatissimo dai giovani, «tira alla grande e soprattutto richiama la tendenza della new school a livello di sci». Brillano gli occhi e Meriggio non è da meno, che la creatura viene su bene: «Se abbiamo questa stazione - sottolinea il geometra - lo dobbiamo alla volontà e abnegazione del presidente di Alpi Liguri Gabriele Saldo». Che abbozza: «Sono orgoglioso dei risultati. Tutti gli elementi di volano si stanno concretizzando e accrescono l'indotto degli esercizi».
Occhiali e via, arriva sugli sci anche la Polizia Provinciale, e i maestri della scuola sci diretta da Marino Arimondi (lezioni a 30 euro). Mentre Massimo Perletto, omologatore piste per la Federazione Sport Invernali, è lì per i sopralluoghi nell'ottica di omologare quelle di Monesi per gare nazionali e internazionali, magari già l'anno prossimo. Un'altra occhiata lunga: lo skilift del Plateau funziona solo sabato e domenica, con biglietto comprensivo di seggiovia a 20 euro al giorno. E sempre nel fine settimana è attiva la navetta di Riviera Trasporti da Imperia a Monesi, più altre due che girano l'anello Piaggia-Monesi. Tutti euforici e appassionati corteggiano e agguantano il sogno di un sito che riscatta alla grande il suo ruolo. Oggi e in prospettiva, con infrastrutture in fieri e ricettività da ripensare. Intanto l'Ormeasco di Pornassio, «che a Ormea quel vitigno non attacca più», ti scalda le ossa, mentre il gallo forcello dà da pensare: «In estate niente seggiovia, ne disturba la nidificazione». Il gallo ci metterà pure la cresta, ma Monesi ci chioccia su godendosi il suo stato di grazia.