«Moneta unica e Cina i mali dell’Europa»

Lunedì Cgil, Cisl e Uil riuniscono i vertici per proclamare lo sciopero generale

Gian Battista Bozzo

da Roma

I segnali di una ripresa, pur modesta, ci sono. E per la seconda parte del 2005 «è plausibile pensare a tassi di crescita positivi». Giulio Tremonti presenta al Senato la legge finanziaria, ma parla soprattutto di economia. Europa, globalizzazione, Cina ed euro sono i fattori di crisi del sistema economico: «Non è l’Europa che è entrata nella globalizzazione ma la globalizzazione nell’Europa trovandola però impreparata», dice il ministro. Le cause dunque sono «strutturali, e vanno cercate dalle parti dell’euro e della Cina: l’Italia è riuscita ad entrare nell’euro - spiega il ministro dell’Economia - ma non è riuscita ad entrare nella competizione globale». L’11 settembre, con l’Italia e con l’Europa «non c’entra».
Le informazioni più recenti sull’andamento dell’economia in Italia, spiega in aula il ministro, indicano un miglioramento del fatturato industriale, degli ordini e del clima di fiducia delle imprese e delle famiglie. Un miglioramento «coerente con le indicazioni della Relazione previsionale e programmatica».
Il documento, approvato dal governo insieme con la Finanziaria, conferma per il 2006 una crescita del Pil dell’1,5 per cento. E Tremonti ricorda che l’Italia è ancora «molto forte»: il tessile-abbigliamento e l’arredo casa valgono 43 miliardi più dell’industria tedesca dell’auto e dell’intera economia svedese; le bevande 18 miliardi più della telefonia di Svezia e Finlandia; la meccanica, in Europa, è seconda solo alla Germania. Tutto questo non nasconde il fatto che «l’Europa cresce meno di prima, e l’Italia cresce meno dell’Europa».
In questo quadro nasce la Finanziaria 2006. Una finanziaria «strutturale, responsabile, non elettorale». Tremonti ricorda coma il governo, in un contesto economico non positivo, abbia finora garantito la tenuta sociale e la tenuta dei conti pubblici, riuscendo a fare anche riforme come quelle delle pensioni e del lavoro. Ma ora «è tempo di impegno e di doveri», in Europa e nel nostro Paese. Così la legge finanziaria, dice ancora Tremonti, punterà sulle tre esse: sanità, sicurezza, sud (nuova banca compresa). Queste le priorità nell’impiego delle risorse pubbliche.
Il provvedimento ha un suo equilibrio fra misure strutturali e non, «nel pieno rispetto del nuovo Patto di stabilità europeo», afferma il ministro. E i tagli? Le lamentele delle Regioni e degli enti locali? «Anche se la realtà coincidesse con quella disegnata in questi giorni - replica Tremonti - la spesa locale tornerebbe ai livelli del 2003, un periodo che non mi pare caratterizzato da particolare inciviltà sociale». La spesa sanitaria aumenta, mentre la spesa sociale, per il personale e per i trasporti è rimasta invariata. Ai Comuni, spiega poi Tremonti, il governo potrebbe venire incontro nella ricontrattazione dello stock di debito e dei mutui. Apertura che la Lega delle autonomie giudica «interessante».
Per l’opposizione, la relazione di Tremonti è «inaccettabile», attacca il ds Gavino Angius. Domenico Nania, capogruppo di An, parla invece di analisi «chiara e condivisibile». Si dividono anche le parti sociali: i sindacati annunciano la mobilitazione, mentre il presidente della Confindustria Luca di Montezemolo parla di «primo passo significativo nella giusta direzione, con la riduzione del costo del lavoro di circa l’1 per cento. Allo stato delle cose - aggiunge - dobbiamo ritenerci soddisfatti». Ma Savino Pezzotta avverte il presidente degli industriali: «Sbaglia ad applaudire perché dovrebbe comparare il documento sul Mezzogiorno che abbiamo fatto insieme con quello che c’è in Finanziaria, e vedrebbe che c’è poco da rallegrarsi. Noi - aggiunge il segretario della Cisl - siamo d’accordo per ridurre il costo del lavoro per le imprese: ma qual è il vantaggio per i lavoratori?».
I metalmeccanici della Cgil chiedono già lo sciopero generale contro la Finanziaria. Le segreterie di Cgil. Cisl e Uil decideranno lunedì, lo sciopero è quasi certo. «Se la manovra fosse elettorale, non si farebbero scioperi. È la prova che la Finanziaria è seria», ribatte il ministro dell’Economia.