Monica, Cate, Keyra, Halle le donne padrone di Roma

S’inaugura oggi la seconda edizione della Festa internazionale di Cinema: pellicola d’apertura "Le deuxième souffle" con un’inedita Bellucci bionda. Poi le altre belle: Blanchett, Knightley e Berry

Roma - Streghe o regine, disoccupate o casalinghe, celebrità di ieri o di domani, tengono ancora banco loro, le donne, alla Festa del Cinema, oggi al nastro di partenza per dieci giorni filati di star. Ad aprire le danze sarà Monica Bellucci, bellezza mediterranea, che vedremo nell’inedito biondo miele (tinta a metà tra lo sfacciato chiarore di B.B. e l’elegante luminosità di Catherine Deneuve) di Manouche, enigmatica donna del gangster, nel noir di Alain Corneau Le deuxième souffle, con un cast farcito anche dall’ex-calciatore Eric Cantona. Sofisticata e dotata di nervi d’acciaio, utili a difendere il suo amante (Daniel Auteuil) dalla sadica polizia parigina, la Bellucci si cala in tubini di seta finto-cinesi anni Sessanta, ereditando il personaggio già interpretato da Christine Fabréga nel polar di Jean-Pierre Melville Tutte le ore feriscono... l’ultima uccide (1966), qui faro del poliziottesco francese in concorso. Il digitale ad alta definizione della pellicola di Corneau (si attendono verdi vibranti e profondi rossi) esalterà, c’è da scommetterci, l’inedita biondezza di Monica, l’anno scorso apprezzata come navigata baldracca napoleonica nello scanzonato N - Io e Napoleone di Virzì.

E c’è un’altra bionda a rischiarare il panorama delle celebrità, cingendo, tra l’altro, una corona sulla chioma. Si tratta della trentottenne australiana Cate Blanchett, tornata nei panni della regina inglese, nel ruolo che nove anni fa la decretò diva con Elizabeth e che probabilmente la riconfermerà interprete d’eccezione in Elizabeth: The Golden Age, film storico di Shekhar Kapur, pronto a inaugurare la seconda edizione di Première, sezione dedicata alle anteprime internazionali. Con le gonne a balze della regina Elisabetta o stretta nell’armatura da battaglia, l’affascinante Cate sarà una «regina vergine» perfetta, come inacidita femmina dal viso bianco, che tribola dietro al cuore ribelle di Sir Walter Raleigh (interpretato da Clive Owen), mercante più attento ai quattrini che ai regali sentimenti. Piccolo particolare interessante: stavolta Queen Elizabeth ha cinquantadue anni, dunque è in menopausa, quindi ha perso il potere attraente della femminilità in fiore. «Mi affascinava l’idea di interpretare una donna, puntando non sul suo aspetto, ma sulla sua saggezza. La regina non è mai stata molto attraente», ha dichiarato la Blanchett, ora sul grande schermo nel ruolo maschile di Bob Dylan (Io non sono qui), a conferma del proprio trasformismo. Dote che non manca a Keira Knightley, la fedele Hèlène al centro di Seta, il kolossal di François Girard, tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro Baricco. «Ho amato molto il libro ed ero convinta non se ne potesse trarre un film: mi sbagliavo», ammette Keira, che qui indossa cappellini di paglia e chemisiers morbidi, in tono con la Francia ottocentesca, in cui si svolge il film.

E in mezzo alle sdolcinate aristocratiche internazionali, irrompe con l’infernale forza d’una presenza medianica la romana Asia Argento, regina di paura nell’horror La terza madre, firmato dal padre Dario. Nei panni d’una studiosa di archeologia, dotata di poteri occulti, l’attrice affronterà sabba infernali, scimmiette sataniche e streghe lesbo/punk, che la inseguono fin dentro alla Stazione Termini (luogo inquietante già di suo). Naturalmente, la famiglia Argento sfilerà, al buio, sul black carpet... Altro terrore, ma suscitato dal governo Usa, incarnerà la statunitense Reese Witherspoon, bionda della porta accanto, che vedremo un po’ sciatta (fa la moglie di un ingegnere chimico), ma ugualmente carina nel thriller politico Rendition, di Gavin Hood. Con i suoi trentuno anni, questa reginetta della commedia, tornata single dopo il divorzio da Ryan Phillips, è tra le più chiacchierate a Hollywood. E farà ancora parlare di sé, dopo che l’avremo apprezzata come tenace sposa di un desaparecido, lesta a imbrancarsi con un agente Cia (Jake Gyllenhaal, qui alla sua prima scena di tortura), tra il Cairo e Washington. E Bollywwood sul Tevere? Avrà le generose fattezze d’una Miss Universo, l’indiana Aishwarya Rai, nota per gli occhi di giada, che Mani Ratnam inquadra ad arte nel drammatico Guru (nella sezione «Focus India»).