Monica Guerritore: Dante è una continua scoperta

Musica e poesia si uniscono nella lettura che l’attrice fa della Divina Commedia: «È un lungo viaggio all’interno di noi stessi»

Viviana Persiani

«Mi piacerebbe che le tre cantiche dantesche, con le loro terzine profetiche, le loro rime, nascessero proprio lì, di fronte a un pubblico ammaliato dalla magia del sodalizio artistico tra musica e poesia».
Monica Guerritore è una figura anomala nel panorama italiano: folgorante debutto a sedici anni nel Giardino dei ciliegi con Strehler al Piccolo nel 1974, da allora non ha fatto altro che inanellare sempre nuovi successi, a teatro come al cinema.
Oggi, sulla scena del Teatro di Verdura, la Guerritore sarà protagonista di un percorso letterario tra i versi della più grande opera letteraria di tutti i tempi dando voce e anima alla Divina Commedia di Dante. Proprio l'autrice, interprete e regista di Giovanna d'Arco, spettacolo che la scorsa stagione ha riscosso un trionfo sia di pubblico sia di critica, racconta dell'importanza di questo iter artistico poetico.
«Definire spettacolo questo appuntamento con Dante è improprio; si tratta di uno studio, di un étude che sto portando a termine lavorando attorno alle suggestioni di certe immagini evocate dalla scrittura dantesca».
Oltre a leggere, qual è il suo ruolo sulla scena?
«Non si tratta di un appuntamento solo con la lettura. Infatti, ho lavorato per cercare di leggere il meno possibile per dare voce e vita all'universo dantesco. Soprattutto, attraverso le musiche scelte accuratamente da me, vorrei restituire al pubblico sensazioni originali concedendo spazio all'immaginazione, non solo quella cerebrale, ma anche quella del cuore; sonorità che dovranno avere una risonanza emotiva fondamentale nella comprensione dei brani tratti dall'Opera Magna».
Cosa cerca di scoprire dalla scrittura di Dante?
«Non ho la presunzione di inventare, ma in un momento di solitudine, mi sono ritrovata a vagare tra la poesia dantesca alla ricerca di me stessa. Ho compiuto così un viaggio psicanalitico, incontrando me medesima».
Quale è stato il criterio di scelta dei brani?
«Ho scelto i canti, secondo me, più suggestivi che potessero ripercorrere le tappe fondamentali dell'itinerario di Dante. Quindi, partendo dall'Inferno, dall'incontro con i dannati, inevitabilmente risalgo per incamminarmi verso la luce del Paradiso, il fine ultimo rappresentato dalla contemplazione della beatitudine. Non potevo non esordire con l'incipit dantesco, per poi continuare con altri canti, come quello famoso di Paolo e Francesca o del conte Ugolino. Una volta uscita dall'Inferno, continuo questo viaggio psicanalitico nel Paradiso dove incontro la Vergine madre. Insomma, ci sono dei passi che è impossibile solo leggere. La voce non è sufficiente per esprimere la vera essenza di cotanta poesia, ecco perché amerei darle corpo, magari solo in controluce, ma comunque renderla tangibile. Ecco perché mi sono avvalsa della capacità del pubblico di udire non solo le parole, ma anche di percepire dei suoni e di restarne suggestionato».
E con «Giovanna d'Arco», quando verrà a Milano?
«Sarei sbarcata nella vostra città la prossima stagione teatrale, ma purtroppo i teatri con una programmazione più "classica", quindi il Piccolo o il Carcano, erano già al completo. Finora sono soddisfatta di come questo nuovo spettacolo sia stato accolto dalla platea».