Monica: «Per Virzì mi sono divertita a fare la mignotta»

In «N (Io e Napoleone)» la Bellucci è una castellana di facili costumi

Cinzia Romani

da Roma

Lo stile impero dona a Monica Bellucci, che nel film N (Io e Napoleone), diretto da Paolo Virzì, ha indossato con divertita voluttà gli abiti ampiamente scollati della baronessa Emilia, a suo dire «un po’ mignotta». Tra sontuosi letti e separée consunti, a dire il vero, la quarantunenne diva castellana (originaria di Città di Castello, cioè, in provincia di Perugia) si muove come un torpido gattone mediterraneo, il mare dell’Elba sullo sfondo. E prende il bagno in una tinozza di legno insieme al suo capriccio, un bibliotecario diciannovenne, che lei provoca facendo piedino e smorfiette. «Mi sono ispirata alla Sandrelli, così morbida, così sensuale», rivela la signora Cassel, ben sapendo d’essere arrivata in quel preciso punto della vita femminile in cui, se si è belli, ci si comincia a divertire. Anche a spese proprie, come fa lei, che qui, nella parte d’una capricciosa burina, mortificata da un marito vecchio e borbonico, si prende molte libertà. A partire da quella lessicale: parla mezzo francese, con una spruzzata di dialetto umbro e un amalgama di romanesco, sparando, magari, un «non rompete li cojoni».
Signora Bellucci, come nasce questa sua parlata popolaresca? Era dal film I mitici, dunque da una dozzina d’anni, che non recitava in dialetto...
«Lì parlavo in marchigiano. Qui mi sono divertita a ciancicare in dialetto, facendo l’aristocratica godereccia, un po’ mignotta, che vive solo nel presente. Ringrazio Virzì, per questo ruolo».
Anche lei, sia come attrice sia come donna, è giunta allo stesso punto di disinvolta maturità della sua Emilia?
«Sì. Come attrice, ritengo che il cinema e la recitazione non coincidano con il minutaggio: l’importante per me, ora, è il divertimento. Qui ho un ruolo da donna adulta, con i problemi della donna adulta: come si dice in castellano, sono “all’ultimo strillo del porchetto”. Sono gli ultimi anni di gioventù, insomma».
Gioca anche con la sua figura arrotondata: quando ha girato il film di Virzì, stava ancora allattando sua figlia...
«Un buon attore fa tesoro dello stato fisico in cui è, al momento in cui gira. Anche nel film di Blier Per sesso e per amore mi trovavo in sovrappeso, per via dell’allattamento. Ero dunque perfetta per la parte della mignotta. Nel film di Virzì mostro il davanzale florido».
Il modello Sandrelli ha colpito ancora, perché sembra che in Manuale d’amore 2, il prossimo film di Veronesi, lei, fisioterapista bene in carne, abbia una sequenza imbarazzante con il protagonista Scamarcio...
«Quel matto di Veronesi! Sono rimasta senza parole, dopo aver letto il copione».
La sua Emilia viene fatalmente attratta da Napoleone, potente ancorché in esilio. Qual è il suo rapporto con il potere?
«Ne sento il fascino, certo. Si è parlato tanto di Berlusconi, a proposito del tiranno di N, ma potrebbe trattarsi pure di Chirac, di Prodi, di Veltroni. Anche un attore, se vogliamo, ha potere. C’è qualcosa di male, nel potere, no? E il diavolo, di solito, attrae».
Che tipo di regista è Virzì?
«Potrebbe fare l’attore. È davvero una bella persona, per cui vale la pena svegliarsi alle cinque del mattino».
Come si è trovata a recitare con Daniel Auteuil, attore francofono che, però, parlando nel suo italiano francesizzato, si fa capire meglio di lei?
«È un mostro di bravura! È stata sua la trovata dell’uomo in declino, che si tinge i capelli. Né perde un etto del suo charme. Anche lui ha voluto mettersi in gioco. Però non so se ai francesi piacerà veder smitizzato Napoleone, da un interprete come Auteuil, poi».
Tra poco, alla rassegna della Festa, la si rivedrà ne Il concilio di pietra, di Guillaume Nicloux. Che ruolo ha?
«Del tutto diverso da Emilia. Sono magrissima, con i capelli cortissimi e recito con un bambino di 9 anni. Che sarà il mio figliolo adottivo, per il quale lotterò con un orso (tridimensionale, però). E con un serpente pericoloso, sullo sfondo della Mongolia. Tutta un’altra Monica, perché un vero attore deve sapersi mettere in gioco».
Nell’erigendo film tv Sangue pazzo, di Marco Tullio Giordana, sarà Luisa Ferida...
«Adoro la storia di questa donna, che sfida la morte per amore. Una che preferisce perire, come nelle tragedie greche, tra eros e thanatos. Laddove per morte, si può intendere anche amore sessuale».