Un monito azzurro per Alfano: «O il partito la fabbrica o lo farà qualcun altro. Serve un negoziato con l’Udc»

Il Cav e Pier devono capire che non è contro di loro

Roma«La nuova Dc è nei fatti. Il Pdl o la fabbrica o la subisce». Gianfranco Rotondi, membro dell’ufficio di presidenza del Pdl e anima orgogliosamente democristiana, indirizza un preciso monito ad Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini: «Sbrigatevi a fondare il nuovo partito popolare. Altrimenti saranno altri a farlo al vostro posto».
Onorevole Rotondi, lei vede all’orizzonte il ritorno della Balena Bianca. Pensa a Casini o ai nuovi protagonisti cattolici che si affacciano sulla scena?
«Un conto è l’Udc, un conto è la questione cattolica. L’Udc è il partito di Casini come Forza Italia è stato il partito di Berlusconi».
Il Pdl però punta da tempo a un accordo con Casini.
«Casini aderisce solo a partiti che lui fonda e dove lui comanda. Un accordo è possibile solo se lui individua una convenienza. E io sono favorevole a costruire una convenienza».
Sembra che lei abbia un po’ di veleno verso il suo ex collega di partito.
«No, semplicemente lo conosco e sono in grado di interpretarlo. Anzi, facciamo anche un po’ di autocritica. Nel 2008 venne sbattuto fuori con la scusa di fondare il bipartitismo e il più intransigente in questo senso fu Fini. Dopo di che Pier, a cui non mancano talento e fortuna, si è salvato da solo e a nuoto. Ora pretendiamo che torni con noi sulla parola e sulla promessa del Ppe italiano?».
Qual è il suo consiglio per questo riavvicinamento?
«Un negoziato serio mettendo sul tavolo tutto lo spettro delle questioni in campo: dal governo, al Quirinale fino al nuovo partito».
Perché lei sostiene che la nuova Dc è ormai nei fatti?
«Oggi alla Chiesa è ben chiaro ciò che ai politici non è chiaro: l’universo cattolico e liberale rischia di non avere una sintesi perché la Dc è un ricordo e Berlusconi non basta più. Di qui la tentazione e forse la necessità di mettere in campo un protagonismo cattolico».
Una sorta di avviso ai naviganti indirizzato a Berlusconi e Casini?
«Esattamente. Questa Cosa Bianca non è contro di loro. Se loro si svegliano e capiscono che serve un nuovo partito e che il cattolicesimo sociale può dargli una cultura di riferimento, bene. Altrimenti faranno ricorso a quella riserva di classe dirigente che si sta affacciando all’orizzonte».
Non c’è un riflesso condizionato da vecchio democristiano in questa lettura?
«Nella Dc si diffidava delle novità provenienti dalle curie. Rumor a un vescovo che gli chiedeva la candidatura di un suo amico, rispose che questo sarebbe avvenuto soltanto quando gli fosse stata concessa la possibilità di nominare un parroco. D’altra parte è vero che i vari Colombo, Andreotti, Sullo furono messi in lista dai loro vescovi ma anche che da lì a poco la gerarchia ecclesiastica abbandonò la Dc al suo destino».
E i rapporti con il centrodestra come sono stati?
«Nella stagione ruiniana c’è stato un grande rispetto del berlusconismo ampiamente ricambiato dal cattolicissimo governo di centrodestra».
Ma oggi lei pensa davvero che ci siano le condizioni per ritrovare Berlusconi e Casini sotto lo stesso tetto politico?
«Casini pensa di cavalcare un’onda ma a 55 anni deve cogliere questa occasione e non lasciare incompiuta la transizione verso il Ppe. Lui è il più onesto e intelligente tra i residui cavalli di razza della Dc, troppo intelligente per non capire che deve ancora fare i conti con il giovane Berlusconi».
E Alfano come si colloca in questo scenario?
«Alfano ha l’età e la storia giusta per giocare e vincere questa partita. Può trovare nel nuovo protagonismo cattolico il terreno per costruire una nuova stabilità politica dell’Italia. Ma in ogni caso questi mondi che si sono messi in cammino non si fermeranno. Quindi o Alfano, Berlusconi e Casini delineano una proposta oppure rimarranno prigionieri delle vecchie sigle e dei vecchi schemi. Con la conseguenza che questo nuovo soggetto prenderà forma e si appoggerà alla sinistra».