Il monito di Benedetto XVI divide la maggioranza

Marzia Paolucci

da Roma

L’allarme lanciato dal Pontefice, «L’Italia difenda la famiglia», divide ancora una volta la maggioranza e fa discutere l’opposizione. Lo stesso capo dello Stato non resta insensibile al richiamo del Papa a «tutelare la famiglia basata sul matrimonio contro le molteplici insidie che ne pregiudicano la stabilità». Napolitano, in risposta, definisce le sue parole «d’ispirazione per credenti e non». Ma il contenuto del messaggio provoca la violenta reazione di Franco Grillini dei Ds e presidente onorario Arcigay: «Se per insidie alla stabilità della famiglia si intendono le legislazioni che in Europa e nel mondo hanno esteso i diritti a tutti coloro che vivono in un nucleo familiare di qualsiasi tipo, allora si sbaglia di grosso. Nessun sociologo e nessun legislatore, anche se di origine e formazione teocratica, può dimostrare, fatti alla mano, una simile teoria».
Per Grillini, lanciato nel suo tu-per-tu con il Santo Padre, le insidie sono altre: «Maschilismo, mancanza di democrazia domestica e povertà». Marco Rizzo dei Comunisti Italiani attacca invece frontalmente Gasparri di An per il quale «Zapatero si è comportato peggio di feroci dittatori comunisti che almeno ebbero la coscienza di atteggiamenti di formale rispetto».
«Ha perso un'altra occasione per stare zitto - sottolinea Rizzo - il suo atteggiamento nei confronti del comportamento coerente di Zapatero, il quale, da non credente, ha ritenuto di non presenziare alla Messa del Papa, trasuda disprezzo, intolleranza e forse un pizzico di fanatismo». E sull’onda lunga degli «zapaterini», c’è anche Maurizio Turco della Rnp: «A messa ci sono andati tutti i dittatori europei del ’900, da Mussolini a Hitler, con i quali le gerarchie vaticane firmarono concordati di non belligeranza in cambio di privilegi». Con la Margherita si rientra nei ranghi. «Zapatero non rappresenta un modello dei rapporti tra Stato e Chiesa», critica da moderato Pierluigi Castagnetti, vicepresidente della Camera.
Per il ministro della Giustizia Clemente Mastella, Udeur, la priorità è invece nel programma: «Non prevede l'introduzione dei Pacs ma anzi include la valorizzazione del nucleo familiare come elemento di stabilità nella lotta alla precarietà sociale».
All’opposizione, i coordinatori nazionali dei partiti, da Sandro Bondi di Fi ad Andrea Ronchi di An. «L’appello di Benedetto XVI si rivolge alla coscienza di laici e credenti», non dubita il forzista. Altri dubbi invece per l’esponente del partito di Fini polemico con l’orientamento della maggioranza: «Come possono conciliarsi le posizioni del ministro Bindi da un lato e quelle di Grillini e Capezzone dall'altro che hanno duramente osannato in queste ore l'anticlericalismo di un capo di governo come Zapatero?».