Il monito del Colle: "Serve più sobrietà Basta con le faziosità"

Il presidente della Repubblica: "Per crescere dobbiamo riconsiderare il nostro modello di sviluppo", magari rifacendosi al Dopoguerra, quando c'era "unità e concordia"

Cuneo - Ancora un monito di Giorgio Napolitlano che, al Teatro Toselli a Cuneo, ricorda che "dobbiamo riconsiderare il nostro modello di sviluppo. Dobbiamo avere la capacità di individuare nuove strade per crescere uniti ma anche per vivere in modo più sobrio". Il presidente della Repubblica ha ribadito che "il mondo è cambiato. Lo ha detto anche il presidente degli Stati Uniti, abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi".

Questo, inoltre, è il momento di tener "viva la dignità politica" e contribuire "a rilanciarla e riabilitarla", di abbandonare "un clima di faziosità e contrapposizioni cieche". L'esempio da prendere in considerazione è invece il Dopoguerra, quando c’era uno sforzo collettivo verso un obiettivo comune, c’era "unità e concordia, che non significano assenza di divergenza e competizione". Per 15 anni, ha aggiunto, "fino al primo centenario dell’unità d’Italia, abbiamo fatto uno straordinario balzo in avanti". Oggi, quindi, è necessario "ristabilire un clima di quel genere. Dobbiamo fare tutti la nostra parte e l’Italia tornerà a parlare con la sua voce autorevole nel contesto europeo".

Così, davanti agli ex partigiani, Napolitano si è commosso quando ha preso la parola don Aldo Benevelli, che il 25 aprile 1945 si salvò dalla fucilazione. Con la voce rotta, il presidente ricorda che "il capolavoro della resistenza è stato di restituire agli italiani l’idea di nazione e l’amor di patria".