Il monito di papa Ratzinger: la Chiesa non è un partito di massa

Nella sua visita a Pavia il Pontefice ha visitato il Policlinico, l’Ateneo e la tomba di Sant’Agostino. Benedetto XVI ha ricordato che la comunità dei cattolici "non è solo un'organizzazione di manifestazioni collettive". Agli studenti di medicina: "Ponete la persona al centro"

Pavia - «La Chiesa non è una semplice organizzazione di manifestazioni collettive» né «la somma di individui che vivono una religiosità privata», ma una «comunità di persone» in cui «si è educati all'amore attraverso tutti gli avvenimenti della vita». Una comunità che sa di avere continuamente bisogno della «bontà misericordiosa di un Dio che perdona». Benedetto XVI ha compiuto il suo pellegrinaggio sulla tomba di Sant’Agostino, il grande vescovo di Ippona, convertitosi al cristianesimo e divenuto un brillante pensatore e un dottore della Chiesa. Ratzinger è legatissimo alla figura del «dottore della grazia», al quale ha dedicato la tesi. E in due riprese, durante la sua permanenza a Pavia, ne sintetizza il messaggio, parlando di amore e misericordia.

Davanti a 20mila persone radunate negli Orti del Collegio Borromeo per la messa, il Papa parla delle «tre conversioni» del santo che da giovane, a 17 anni, aveva iniziato a convivere con una giovane nordafricana, aveva avuto un figlio e quindi a 32 anni aveva cambiato vita. La prima conversione è il «cammino interiore verso il cristianesimo» di Agostino che, pur vivendo «come tutti gli altri», condizionato «dalle abitudini e dalle passioni dominanti», era rimasta «una persona in ricerca, tormentato dalla questione della verità». Nella descrizione della seconda conversione, si possono cogliere accenni autobiografici del Papa: dopo anni di tranquillità, di studio e di vita monastica Agostino è infatti costretto dai fedeli a diventare sacerdote e predicatore. Ora deve «tradurre le sue conoscenze e i suoi pensieri sublimi nel pensiero e nel linguaggio della gente semplice», la stessa missione che è toccata al professor Ratzinger.
Ma è la terza conversione la più commovente: Agostino si rende conto che tutta la Chiesa, «tutti noi, inclusi gli apostoli», sono continuamente bisognosi della misericordia di un Dio che perdona «e noi - aggiungeva - ci rendiamo simili a Cristo, il perfetto, nella misura più grande possibile, quando diventiamo come lui persone di misericordia». La meditazione sul santo, le cui spoglie sono state portate via da Ippona alla vigilia dell'invasione musulmana, Benedetto XVI la completa davanti alla tomba vera e propria, nella chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro, ricordando che al suo insegnamento è debitrice la prima parte dell'enciclica «Deus caritas est». «Solo chi vive l'esperienza personale dell'amore del Signore - spiega - è in grado di esercitare il compito di guidare e accompagnare altri nel cammino della sequela di Cristo». In particolare i giovani, aggiunge, «hanno bisogno di ricevere l'annuncio della libertà e della gioia, il cui segreto sta in Cristo». Prima della recita del Regina Coeli, il Papa ha citato il suo recente libro su Gesù: «Per i più giovani è un po' impegnativo, ma idealmente lo consegno a voi, perché accompagni il cammino di fede delle nuove generazioni».

Un altro momento saliente della prima visita ufficiale a una diocesi italiana, ribattezzata dagli organizzatori «B-Day», è stato l'incontro con studenti e docenti dell'università. Qui Benedetto XVI ha ricordato che «solo ponendo al centro la persona e valorizzando il dialogo e le relazioni interpersonali può essere superata la frammentazione specialistica delle discipline e recuperata la prospettiva unitaria del sapere».

L'organizzazione, guidata dal prefetto vicario Vincenzo D'Antuono, è stata impeccabile, mentre la Provincia di Pavia ha colto l'occasione della visita per promuovere degli «itinerari religiosi» nel territorio provinciale.