La monnezza accumulata in 15 anni dal Bassolino sindaco e governatore

Non è stata soltanto maleodorante, la stagione della monnezza napoletana. È stata anche lunga, molto lunga. Perché prima di arrivare al suo apice, quello a cavallo tra il 2007 e il 2008, nonché alla sua veloce risoluzione grazie al blitz del duo Berlusconi-Bertolaso, sono passati tanti anni. Una quindicina. Era il lontano ’94 quando fu nominato il primo Commissario alla spazzatura, Umberto Improta. E ne sarebbero poi venuti altri. Ma era stato solo un anno prima, il ’93 (guarda un po’ tu le coincidenze!), quando al governo di questa irripetibile città - allegra e malinconica, pigra eppur geniale, svogliata quanto iperattiva - si insediasse il compagno Antonio Bassolino. Straordinaria maschera partenopea, la sua, una faccia di bronzo arrivata a ripetere, fino a sfidare il ridicolo, di non avere alcuna responsabilità nell’emergenza spazzatura. Nata invece con lui e da lui passata poi, maleodorantemente «intonsa», alla sua erede in municipio, Rosetta Iervolino. Mentre lui, gran collezionista d’arte e signore delle tessere (secondo soltanto alla potentissima moglie, la senatrice Anna Maria Carloni), continuava a salire. Da ministro del Lavoro con D’Alema, nel ’98, a governatore regionale.