La monnezza di Napoli: appalti, suicidi, politica e un uomo di Di Pietro

Spunta l’uomo di fiducia di Di Pietro Nel mirino della Procura quattro
assessorati. Intercettati anche i vertici di polizia, carabinieri e
Guardia di finanza. Il ruolo di Mario Mautone. <strong><a href="/a.pic1?ID=311173">La Iervolino ormai sa solo strillare</a></strong>

Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica


A margine dell’inchiesta che avvelena il comune di Napoli e che per molti potrebbe avere in qualche maniera contribuito a spingere l’assessore Giorgio Nugnes al suicidio, c’è spazio per un filone parallelo che porta a Roma. E a un uomo di fiducia di Antonio Di Pietro. Uno dei nomi finiti nella rete delle intercettazioni tesa dagli inquirenti partenopei, infatti, è quello di Mario Mautone. Voluto proprio da Tonino alla direzione generale dell’edilizia statale e interventi speciali (nomina discussa perché rinnovata il giorno prima della caduta del governo Prodi) quando il leader Idv era alla guida del ministero delle Infrastrutture, Mautone fino a metà dell’anno scorso occupava la poltrona di provveditore generale delle opere pubbliche di Campania e Molise.

Il suo nome era già saltato fuori relativamente a presunte raccomandazioni che gli sarebbero state sottoposte da Cristiano Di Pietro, figlio di Tonino e consigliere provinciale del partito del padre in Molise, per consulenze a tecnici e imprenditori collegati al «Gabbiano». A ottobre si parlò anche di un’iscrizione del giovane Di Pietro nel registro degli indagati per lo stesso episodio, legato alla ricostruzione post-terremoto. Né il padre né il figlio, fino a oggi, avevano smentito.

Un filone delicato, parallelo, comunque legato a doppio filo alla presunta lobby che avrebbe gestito e spartito appalti e gare del Comune di Napoli, che ha visto gli uomini della Dia partenopea ascoltare addirittura le utenze dei vertici locali delle forze dell’ordine, a cominciare dai vertici della questura di Napoli fino a importanti ufficiali dell’Arma e della Guardia di finanza. «Rei» di intrattenere rapporti telefonici – e istituzionali – con lo stesso Mautone e con uno degli imprenditori su cui si è soffermata l’attenzione degli investigatori. Una serie di cene e di chiacchiere ingigantite nell’informativa che la Dia ha poi girato ai pm della Dda napoletana.

Tanto che c’è chi è stato costretto a sfilare in procura per rendere dichiarazioni come persona informata sui fatti. Insomma, tra i veleni all’ombra del Vesuvio spunta anche qualcosa che, se non è una guerra, è almeno una scortesia istituzionale. E che non pochi attriti ha creato tra inquirenti e «ascoltati» eccellenti.
Quanto al ruolo nell’inchiesta dell’ex provveditore, la sua presenza agli atti è dovuta all’incarico ricoperto. A lui infatti spettava gestire i flussi finanziari che alimentavano contratti e appalti dell’amministrazione guidata da Rosa Russo Iervolino. E ora gli inquirenti vogliono capire se dalla sua cabina di regia sia rimasto all’oscuro di quanto secondo i magistrati accadeva nella gestione del pubblico denaro. L’inchiesta dove spunta il nome di Mautone scaturisce da alcuni approfondimenti dell’inchiesta-madre partita dalla procura di Santa Maria Capua Vetere che poi, trasferita a Napoli, ha dato l’innesco alla maxi inchiesta sul Comune. Che al di là dell’ingenua autodifesa del sindaco («È un’inchiesta fantomatica poiché gli assessori hanno detto di non essere stati interrogati») sembra in grado di scuotere palazzo San Giacomo. Se a portare Nugnes alla disperazione sarebbe stato sia il coinvolgimento nella maxi-indagine principale sugli appalti che il voltafaccia dei suoi colleghi, l’azione della magistratura non si ferma alle presunte responsabilità dell’ex assessore suicida.

I riflettori sono puntati su tutti gli uffici e i dipartimenti che avevano a che fare con la gestione di contratti del comune, in qualche modo ricollegabili anche all’impresa Romeo che gestisce il patrimonio immobiliare a Roma, Milano e Venezia. Ossia la grande maggioranza. Indagini sugli assessorati al Patrimonio, assegnato a Ferdinando Di Mezza, all’Edilizia di Felice Laudadio, al Bilancio di Enrico Cardillo (indagato per una storia di consulenze e dimessosi improvvisamente dall’incarico il giorno prima del suicidio di Nugnes). Ma la procura starebbe addirittura vagliando l’operato degli uffici dell’assessorato alla Legalità e Trasparenza, fino a poco tempo fa guidato da Giuseppe Gambale, «vittima» di un rimpasto della Iervolino. Intanto va avanti l’inchiesta per l’istigazione al suicidio di Nugnes.

Sequestrati i pc dell’esponente del Pd, interrogati i quattro giornalisti che parlarono con l’ex assessore il giorno prima della sua morte, gli inquirenti sono convinti che a sconvolgere Nugnes siano state le dimissioni di Cardillo, alcune intercettazioni intime indebitamente fatte trapelare dagli investigatori, e la freddezza incontrata prima del suicidio durante una visita in Comune. Mistero, poi, sulla «talpa» dell’inchiesta: si tratterebbe di un finanziere della Dia (che ai pm della Dda avrebbe presentato una memoria difensiva) trasferito al precedente comando d’appartenenza. Anche un altro investigatore, in corso d’opera, avrebbe lasciato le indagini.