Le Monnier, Mondadori e la cultura dell’Ikea

La notizia ha fatto clamore sulla stampa locale: la libreria Le Monnier di Firenze, una delle più antiche e prestigiose della città, chiude. E al suo posto - si dice - aprirà uno scarpaio, un negozio di pizza al taglio o un venditore di cappelli di paglia che piacciono tanto agli americani in vacanza. La cosa desta scandalo a Firenze perché è l’ennesimo negozio storico che se ne va. In via Tornabuoni, per esempio, sono poche le vecchie insegne che resistono all’assalto dei jeans Cavalli e delle griffe da giapponesi. Addio alla gloriosa Profumeria inglese, dove i signorini compravano la colonia alla lavanda e le signorine i profumi di violetta, addio allo storico Caffè Giocosa, dove la leggenda vuole sia stato creato il cocktail Negroni, addio alla libreria internazionale Seeber, frequentata dall’intellighentia fiorentina. Tutti hanno lasciato la strada chic a chi può permettersi di pagare i salatissimi affitti.
È un male? Bisogna vedere. L’amministrazione comunale fiorentina - dopo il caso Le Monnier - ha annunciato un provvedimento per salvare gli esercizi storici. È un bene? La domanda andrebbe riformulata: è giusto salvare una libreria solo perché è una libreria? Allora perché non salvare anche una drogheria o un pescivendolo? Il piagnisteo sui bei tempi andati della cultura serve solo a riempire la bocca a chi si nutre di demagogia. Se una libreria non vende, che chiuda pure. È la legge del libero mercato. Se ci piace, ce la dobbiamo tenere con i suoi pregi e i suoi difetti, altrimenti pensiamo a una economia socialista e facciamo dei bei piani quinquennali per salvare non solo le librerie in via d’estinzione ma tutti i piccoli esercenti in difficoltà.
Chissà perché verso i libri c’è sempre quest’aura di reverenza stantia che fa solo dei danni. È lo stesso atteggiamento di quanti si scandalizzano perché i giornali vendono i libri in allegato. Una recente indagine commissionata dalla Mondadori ha rilevato che negli ultimi due anni le vendite di libri sono aumentate del 7 per cento. Il direttore generale libri Gian Arturo Ferrari, nel presentare i dati, ringraziava l’Ikea perché ha riempito le case di librerie prefabbricate: per riempire questi scaffali gli italiani hanno fatto man bassa delle collane proposte dai quotidiani. Una provocazione, ma non tanto. Non è cultura, questa, si dirà. Ma almeno sono libri venduti. Siamo sicuri che sia peggio un Meridiano comprato in allegato con Tv Sorrisi e Canzoni di una libreria Le Monnier salvata per decreto? Se proprio volessero perfezionare il meccanismo, proponiamo a Mondadori di fare un accordo con l’Ikea: per ogni salotto acquistato dieci Meridiani in omaggio.
caterina.soffici@ilgiornale.it