Monopolio scommesse: la Francia sotto assedio

La Corte di Cassazione francese ha parzialmente cassato una sentenza di prima istanza nella quale veniva confermato il monopolio dello Stato sui giochi, che sanzionava una organizzazione – Zeturf - che raccoglieva gioco sulle corse dei cavalli attraverso Internet. Questa pronuncia che, nella sostanza, mette in discussione il monopolio dello Stato francese sui giochi, unita all’avviso di infrazione aperto dalla Commissione europea, sempre nei confronti della Francia, pone gravissimi interrogativi anche sul nostro sistema che è regolato, grosso modo, in maniera identica.
Sono rimasto perplesso su alcune dichiarazioni, avanti la Commissione agricoltura, rilasciate da operatori del settore, si suppone quindi a conoscenza dei problemi trattati. Così non parrebbe. È stato riportato l’intervento del presidente di un sindacato assuntori, che mi pare assolutamente incongruo, in relazione agli argomenti e fatti sopra esposti: …«Si sente quindi ormai la necessità di un approccio differente, ad esempio attraverso il passaggio da sistema concessorio ad autorizzatorio per le scommesse, mettendo al riparo altri prodotti della rete come Lotto e SuperEnalotto». Si auspica una specie di liberalizzazione dei giochi, quando sostiene sì che occorre passare dal sistema «concessorio» al sistema «autorizzativo», salvo per alcuni prodotti tipo Lotto e SuperEnalotto. Per capirci: il sistema concessorio presuppone il monopolio dello Stato su questo tipo di attività e la conseguente «concessione» di un potere dello Stato nei confronti di un privato operatore, viceversa il sistema «autorizzativo» limita l'intervento dello Stato ad un controllo preventivo. In questo ultimo caso, infatti, lo Stato rimuove un impedimento mentre riconosce il pieno diritto sottostante: quello, cioè, di raccogliere le scommesse. A me pare un auspicio senza senso, foriero della solita confusione, perché o il monopolio sui giochi da parte dello Stato esiste oppure cade e cade su tutto e non solo su quello che a uno può fare o meno comodo. Il punto è il seguente. O lo Stato arretra e riconosce il prevalente contenuto economico dell'attività di gioco (argomentazione addotta dalla Cassazione francese) qualunque esso sia, oppure continua a mantenere la riserva legale: il gioco, qualunque gioco, è dello Stato e solo Stato può «concederlo» ad altri soggetti.
La materia è complessa. Le «concessioni» sono servite solamente a garantire pochi privilegiati a danno di tutti gli altri. Il bando del SuperEnalotto, da poco pubblicato, è un ulteriore significativo esempio di questa pratica distorta. Pretendere di «mettere al riparo» Lotto e SuperEnalotto, liberalizzando il resto, è un segno eloquente del malcostume mentale che accompagna i veri monopolisti storici. Basti pensare che il gioco del Lotto è stato affidato a Lottomatica senza alcuna gara nel 1993, quindi rinnovato nonostante la legge italiana ponga un divieto alle clausole di rinnovo tacito dei contratti con la Pubblica amministrazione. In quanto al SuperEnalotto la storia è nota: rinnovo senza gara poi annullato dal Consiglio di Stato perchè contrario alle norme interne e comunitarie. Forse questo è sufficiente a comprendere le reali motivazioni che stanno alla base di questa liberalizzazione «ad personam», non certo a portare chiarezza in un momento cosi complicato e difficile, soprattutto per l’ippica.
* consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)