Monsieur Platini, il martellatore: "Voglio più show e meno stupidi"

"I tecnici lascino liberi i fuoriclasse di esprimersi. Vorrei belle azioni, non tanti gol. La violenza? Spero che qualche folle non ci rovini l’Europeo. In Champions trionfa chi fa tanti debiti e deve vincere per ripianarli"

Basilea - Sarà un europeo a diciassette squadre e sedici competitori. Sarà un campionato a tolleranza zero. Sarà un torneo in cui «mettere al bando gli stronzi o gli stupidi che vogliono far danni». Michel Platini rispolvera l’italiano per le battute storiche. Chissà mai invidioso di quel «non sono un pirla» di Mourinho. In attesa di sapere che europeo sarà, Platini che oggi è presidente (Uefa) e un tempo era re (sul campo), passeggia tra ricordi e realtà nell’aria umidiccia di Basilea, delinea l’europeo disegnato nella sua testa: dove i giocatori restano il centro del mondo. «Sono i grandi calciatori che fanno la differenza. Basta che gli allenatori li lascino giocare liberi di esprimersi. Io sono sempre dalla parte loro».

Davanti a un nugolo di giornalisti asiatici (neppur fosse la coppa del mondo), pescando gli assist dei giornalisti europei, Michel è rimasto numero 10 nell’evitare le ovvietà, regalando un po’ di sostanza anche alle parole. «La diciassettesima squadra sarà quella del sorriso», annuncia. Lo chiede a giocatori e protagonisti. Guai ai simulatori, questo sì. «Non saranno tollerati, gli arbitri si faranno rispettare, nel regolamento c’è tutto per riuscirci». Il discorso porta lontano: a moviole e affini. Monsieur le president è contro la simulazione a posteriori. Spiega: deve decidere il campo e chi decide sul campo. «All’interno dell’Uefa c’è un grande dibattito in tal senso: io sono contro la simulazione punita grazie alla Tv. Non va bene per il football, è pericoloso mettere sempre in dubbio le decisioni prese sul campo. Un arbitro se vede, punisce. Allora se sbaglia a concedere un rigore, dobbiamo punirlo? Piuttosto meglio rivedere il sistema di arbitraggio, aggiungere due aiuti».

Platini taglia e incolla. Racconta che la commissione arbitrale ha inviato rappresentanti presso ogni squadra per ricordare i concetti comportamentali in campo. Aggiunge di aver spedito lettere ai ministeri degli Interni dei Paesi partecipanti. «Per invitarli a vigilare sui tifosi che arriveranno in Austria e Svizzera. Gli innamorati del calcio saranno tanti e l’Inghilterra non ha il monopolio dell’hooliganismo».
Gli europei sono simbolo di business e danari, sponsor ed esagerazioni pubblicitarie. Qualche volta bisognerebbe diffidare. Michel ricama: «I danari non fanno male, conta usarli bene». Ma da quel momento l’amabile conversatore, che però non fa rima con conservatore, diventa un implacabile martellatore. Un convinto j’accuse ripercorre temi di una recente intervista: «Dobbiamo combattere la corruzione, quando mettiamo le squadre fuori della Champions (ora è sotto tiro anche la Steaua Bucarest, ndr) diamo un segnale forte. Ci sarà sempre tolleranza zero. In Champions vince chi bara sulle regole finanziarie. L’obiettivo è vincere non tanto per guadagnare titoli, quanto per ripianare i debiti. Guardate la massa di debiti di Manchester e Chelsea (1,9 miliardi di euro in due, ndr). I grandi club competono a credito. Non deve più accadere che le sconfitte si trasformino in drammi. È una situazione che mi preoccupa e imbarazza».

L’imbarazzo svanisce, se Platini torna ad immaginare il calcio giocato. Come sarà l’europeo? «Spero in un football che trascini, dico belle azioni non tanti gol. Anche se il calcio è il gioco più irrazionale del mondo». C’è un gruppo ribattezzato «della morte» (Italia e Olanda, Romania e Francia) che gli piace immaginare come un bicchiere mezzo pieno. «Sarà formidabile. Chi ama il pallone se lo gusterà». C’è un mondo che non riconosce. «Oggi i giocatori come me sono passati a destra o sinistra. Ho visto Zidane e Ronaldinho all’ala. Eppure sarebbero registi». C’è un campione che potrebbe trovare incoronazione: «Ronaldo è stato l’asso emergente degli ultimi sei mesi. Se giocherà alla grande nell’europeo, vincerà tutti i premi possibili da qui a fine anno». Infine c’è una promessa: «Vogliamo lanciare messaggi di rispetto per tutti: dagli arbitri al razzismo. Speriamo di farcela».
Forza Rosetti, parti col primo fischio.