Monsignor Bianchi: "Non ho negato il Natale"

parla il parroco di bergamo: "La culla vuota deve essere riempita dal cristiano. Per accogliere il Bambino dobbiamo accettare l'altro"

Monsignor Bianchi, perché togliere il Bambinello dal presepe?
«Occorre capire il come, prima del perché. Non è vero, come riportato da qualche sito web, che il Bambino non è entrato nella nostra chiesa. Il Bambino, come vuole la liturgia, è stato posto sull’altare, bello e paffuto, potete venire a vedere. Poi c’è il presepe, che è una rappresentazione di quel che è avvenuto 2000 anni fa. Nel presepe abbiamo pensato di lasciare la culla vuota per interrogarci sul tema dell’accoglienza. Per accogliere il Bambino dobbiamo accogliere l’altro, non solo l’immigrato. Oggi non ci accogliamo più».
Qualcuno dei parrocchiani della chiesa di Santa Lucia a Bergamo c’è rimasto male?
«Forse due o tre, ma la comunità era preparatissima. Ha apprezzato l’idea. C’è stato un cammino durato tutto l’Avvento, il presepe ha cominciato a nascere il 30 novembre».
Non pensa che in un momento come questo in cui gli attacchi al Natale sono all’ordine del giorno, il suo gesto sia un po’ forte?
«No, perché il Bambino c’è. Il Natale c’è. Non siamo chiamati a formalità, ma a celebrare il Natale cambiati dentro. Non ho negato il presepe e nell’omelia e non ho mai detto “voi non siete pronti al Natale”, come riportato, ma ho parlato di “noi”. Il nostro presepe è attraversato da un grandissimo rotolo che contiene l’inizio del Vangelo di Giovanni: “Lui venne e i suoi non lo riconobbero”. A partire da questa provocazione del Vangelo non abbiamo messo il Bambino nel presepe mantenendolo sull’altare».
Cosa significa la culla vuota?
«La culla vuota deve essere riempita da ciascun cristiano. Si arriva a messa dopo aver trattato male per un anno moglie, colleghi, immigrati... ».