La montagna che cammina è anche un film

Stavolta si occupa di un mito, del gigante buono, della montagna umana, insomma di Carnera. Renzo Martinelli, il regista di «Vajont», «Piazza delle cinque lune», «Porzùs», «Il mercante delle pietre», sta girando «Carnera - The Walking Mountain», film in due versioni: una cinematografica ed un’altra per una miniserie Tv trasmessa da Canale 5.
Martinelli, come sarà il suo Carnera?
«Punto sull’uomo più che sul pugile. Un uomo che credeva alle proprie radici, aveva senso di attaccamento alla famiglia, l’orgoglio di essere italiano, rispetto per gli altri e inseguiva testardamente un sogno».
Un gigante buono...
«In un cinema fatto di disvalori, tra amanti, omosessuali, commedie di Natale, questo è un film che parla di valori, parla di un uomo che si è sacrificato per i propri figli. E, per me, è stato una sorta di sfida».
Faticoso trovare un Carnera da cinema? Il nostro aveva misure straordinarie: dai piedi alla statura.
«Ho avuto un colpo di fortuna, non era facile pescare un gigante. Ma Andrea Iaia ci sta regalando un’interpretazione pazzesca. È entrato straordinariamente nella parte, tanto da farsi apprezzare anche da attori da premio Oscar».
Cosa bisogna saper fare per essere Carnera?
«Dovevo unire quattro qualità: un gigante sopra i due metri, che recitasse, tirasse di boxe e parlasse in inglese, perché noi registriamo in inglese».
Coinvolto anche Benvenuti...
«Abbiamo visto decine di candidati. Bravi pugili, ma pessimi attori. Iaia è un dono della Provvidenza».
Come se la cava con la boxe?
«Si è allenato per sei mesi con Alessandro Spinelli, un nostro campione dei massimi che ci fa da consulente: ha acquisito l’andatura, il modo di far boxe, ha attitudine».
E gli altri interpreti: Max Baer, che tolse il titolo a Carnera?
«Max Baer è interpretato da Antonio Cupo, protagonista in Elisa di Rivombrosa. Leon See, il primo manager, da Murray Abraham. Lou Soresi, il manager americano, da Burgess Meredith che faceva l’allenatore di Stallone. In fondo anche Carnera è Rocky. Poi ci sono i camei».
Ovvero?
«Ci sarà un cameo in cui avranno una parte i figli di Carnera, uno con Nino Benvenuti che gli è stato accanto anche sul letto di morte. Uno con Elio De Anna, presidente della provincia di Pordenone. Piccoli omaggi che verranno spiegati solo alla conclusione del film».
E come ve la caverete con i match?
«Stiamo cercando di rifare gli incontri il più fedelmente possibile. Abbiamo ricostruito bene pure la morte di Ernie Schaaf».
L’episodio più drammatico della storia di Carnera sul ring...
«L’abbiamo sfruttata a livello drammaturgico. È quello che in un film si chiama punto di svolta. Un po’ come nel Gladiatore: quando gli ammazzano la famiglia».
Complicazioni da film?
«È un film complicatissimo, con circa 400 inquadrature digitali. Dopo Vajont, il film italiano con il maggior intervento digitale. Fatto tutto con disegni e da questi disegni abbiamo ricavato l’inquadratura. Difficoltà pazzesca dal punto di vista produttivo: Carnera si faceva fare gli abiti a Londra, viaggiava su transatlantici...».
E voi girate in Romania. Perché?
«Certo, fino al 9 dicembre. In Romania? Perchè in Italia una comparsa costa 80-90 euro al giorno, qui soltanto 15. E noi abbiamo centinaia di comparse, poi moltiplicate dal digitale».