MONTALBANO, AUDITEL E CRITICA CONCORDI

È un vero peccato che Luca Zingaretti abbia deciso, pur con la precauzione scaramantica di «mai dire mai», di abbandonare le vesti del commissario Montalbano dopo gli ultimi nuovi episodi appena andati in onda. È vero che, per un attore come per qualsiasi professionista, è bene lasciare la scena o magari anche solo un personaggio di successo finché si è ancora in forma, al top del gradimento e delle proprie potenzialità espressive. Ma questo vale soprattutto per chi ha già dato il massimo di sé e si appresta a una china discendente già accennata o comunque facilmente pronosticabile. Il caso di Zingaretti è diverso, perché non c'è stagione televisiva in cui la sua caratterizzazione del commissario Montalbano non sia apparsa di volta in volta migliore della precedente, con sfumature interpretative sempre nuove e arricchenti, tanto che ormai «Montalbano» è una sigla riconducibile più all'interprete che al suo creatore Andrea Camilleri. Senti nominare Montalbano e subito il tuo pensiero va alla ruvida schiettezza del commissario Zingaretti prima ancora che alla penna di chi gli ha dato vita, e se è vero che la ribalta televisiva privilegia spesso gli attori fino a «nascondere» il testo, Zingaretti ha avuto il merito di dare una tale forza espressiva al «suo» Montalbano, una così robusta identità, da far sembrare i racconti portati sul video migliori di quello che sono in realtà, il che non capita molto facilmente. Funziona naturalmente anche il bel lavoro d'équipe di tutta la struttura che ha partecipato a questa serie: la trasposizione sullo schermo dei romanzi e dei racconti dello scrittore siciliano si avvale di una grazia particolare, di un benefico equilibrio tra il timbro singolare del linguaggio espresso sulle pagine e l'atmosfera da «esterno Sicilia» resa con fascinosa sobrietà dal contributo congiunto della regia e della fotografia. Il commissario Montalbano è uno degli esempi più riusciti di compromesso tra testo e adattamento sullo schermo, tanto è vero che è stato capace di accontentare un po' tutti: chi conosceva le gesta del protagonista attraverso la pagina scritta, chi lo ha incrociato per la prima volta solo in televisione, fino alle parole di elogio che lo stesso Camilleri ha rivolto all'attore. Una tale unanimità di vedute è cosa davvero rara nel campo degli adattamenti televisivi. Per tutti questi motivi il distacco di Zingaretti da Montalbano è un peccato, da qualunque punto di vista lo si guardi. L'interprete viveva in perfetta simbiosi con il personaggio, nel pieno di una maturità professionale che ci avrebbe regalato altre serate qualitativamente pregevoli; il pubblico non aveva ancora fatto in tempo a stancarsi; Auditel e critica andavano (una volta tanto) d'accordo.