Montalbano a Gerusalemme

Il maestro di Betlemme è il primo romanzo di Matt Beynon Rees, 40 anni a luglio, gallese, corrispondente del settimanale Time da Gerusalemme da undici anni e ieri era a Milano.
Da cosa nasce l’idea di scrivere un romanzo ambientato a Betlemme oggi, nel pieno del conflitto israelo-palestinese?
«Da diversi fattori. Uno di questi è stata la lettura, in inglese, di La forma dell’acqua di Andrea Camilleri: ho imparato di più sulla Sicilia da quel volume che da tanti libri di testo. Camilleri mi ha insegnato che perché un giallo funzioni deve avere un unico personaggio centrale, e nel mio caso si tratta di Omar Yussef, 56 anni, che insegna Storia in una scuola femminile gestita dall’Onu a Betlemme».
Perché un giallo e non un saggio o una serie di articoli, per parlare della Palestina?
«Perché un giornalista deve sempre descrivere i fatti con obiettività, non può entrare nella testa delle persone. Volevo superare quest’ostacolo e attraverso Omar ho cercato di aprire una finestra sul mondo palestinese, come Montalbano è una finestra sul mondo siciliano».
Negli Usa il suo romanzo è stato definito «il giallo più cupo dell'anno»: concorda?
«No, anche se indubbiamente parlo della violenza e di altre drammatiche realtà palestinesi. In realtà Omar Yussef, il mio detective per caso, non è un vero investigatore, perché non indaga per riesumare il passato, ma per salvare il futuro e questo rispecchia lo stato d’animo di tanti palestinesi che conosco. Non tutti i palestinesi sono terroristi aspiranti martiri».
Infatti nel libro i capi delle Brigate dei Martiri di Betlemme sembrano tutt’altro che eroici resistenti...
«Spesso si comportano in modo mafioso: espropriano le attività commerciali con la forza e con la minaccia, come succede nel libro, si preoccupano più dei loro giochi di potere. Al suo ritorno in Palestina Arafat non si preoccupò del processo di pace, ma di creare dodici organizzazioni per la sicurezza rivali tra loro. L’Intifada non è tanto una rivolta dei palestinesi contro Israele quanto dei palestinesi contro il corrotto regime palestinese - infatti se il protagonista del romanzo fosse stato un vero poliziotto non ci sarebbe stata storia, perché la polizia palestinese è notoriamente corrotta. L’ultimo atto di questa rivolta è stato alle scorse elezioni, con il voto in massa per Hamas. Ma i giornali occidentali preferiscono scrivere dei successi della diplomazia o delle parole di Condoleezza Rice su una rapida soluzione della crisi...».
Nel libro Omar s’improvvisa investigatore per salvare la vita a George Saba, un suo antico allievo, cristiano, accusato di collaborazionismo con Israele contro i musulmani. La minoranza cristiana in Palestina è così in pericolo come lei la descrive?
«A Betlemme c’è una forte tensione religiosa. Fino al 1948, con la nascita dello Stato di Israele, la maggioranza della popolazione era cristiana. L’arrivo dei profughi palestinesi cambiò i rapporti di forza: ora solo il venti, massimo il trenta per cento, delle persone è di religione cristiana, una minoranza mal tollerata dagli arabi che la considerano potenzialmente alleata di Israele o comunque infida. Ma la tensione di cui parlo la possiamo percepire anche in ogni grande città europea dove la convivenza tra musulmani e cristiani sembra quasi impossibile».
Matt Beynon Rees Il maestro di Betlemme (Cairo Editore, pp. 318, euro 17, traduzione di Annibale Manazza)