Montalbano, un piccolo mondo per raccontare l’Italia sana

Anche all’ennesima replica, il pubblico continua a seguire la serie con Zingaretti, affascinato dall’autenticità del personaggio. Con le sue vittorie (e le sconfitte) il più famoso commissario della televisione rappresenta i valori di una generazione cresciuta lavorando

La domenica sera, quando c’è il commissario Montalbano in televisione, io non ci sono per nessuno. A giudicare dal successo che accompagna ogni replica, imbarazzante quasi per tenuta e ripetitività (siamo ormai alla ennesima riproposizione degli stessi episodi...), non sono il solo a comportarsi così, e forse vale la pena chiedersi il perché. Do risposte personali, è ovvio, ma in clima di rievocazioni sessantottesche si può anche dire che il personale in fondo è collettivo...

Innanzitutto, a me piace la casa di Montalbano. C’è questa terrazza sul mare, piena di luce e di sole, l’idea del bagno di prima mattina, quando ti pare di nuotare nell’alba del mondo, il rito del caffè e poi magari la tavola già apparecchiata per la sera, vuoi vedere che Livia arriva da Genova e si ferma a dormire? Sì, perché a me piace anche questo fatto che la donna di Montalbano esista ma, come direbbe lui, non rompa più di tanto «i cabbasisi», presenza-assenza, insomma, il sogno di noi maschi arrivati più o meno in solitudine all’età adulta e ormai incapaci, per orgoglio, distrazione, cocciutaggine, di una vera vita a due... Siamo invecchiati, ma siamo rimasti ragazzi, l’idea che qualcuno possa metterci dei limiti è insopportabile e quindi ciascuno signore in casa propria. E però, come diceva il boia Mastro Titta del Rugantino, «è bello avè ’na donna dentro al letto»...

A me piace anche l’appetito di Montalbano... Viviamo in tempi anoressici all’insegna di trigliceridi e di colesterolo, frigoriferi desolatamente vuoti, o magari pieni di qualche surgelato per single... Salvo va pazzo per gli arancini, si fa delle zuppiere di pasta con le sarde, ha un ristorante di riferimento dove è trattato come un cliente familiare, ma importante, il pesce è sempre fresco, non ti danno fregature, il vino scende in gola che è un piacere e, insomma, sono le piccole gioie della vita, perché negarsele, perché non premiarsi?
Naturalmente, a me piace anche il modo di essere di Montalbano. A spanne, è più o meno il mio. Intelligenza media, ma molta ostinazione, un proprio codice d’onore, un certo ethos nei rapporti umani, il giusto pathos nella professione, il fastidio per la burocrazia, il disagio per la tecnologia... Siamo cresciuti che non c’erano computer e cellulari, non avevamo tanti giocattoli, ci si divertiva con niente... Abbiamo frequentato un buon liceo, ci ricordiamo ancora del preside e lui si ricorda ancora di noi, studenti discreti, ma ragazzi di cui ti potevi fidare... Certo, è un modo di essere anni Cinquanta, l’ultima generazione in fondo di un’Italia appena entrata nella modernità portandosi dietro ancora tutto intero un senso provinciale e strapaese, allevata in modo un po’ spartano, il rispetto per i genitori, le feste comandate, il pranzo fuori porta la domenica, quelle cose lì, insomma, tua mamma ai fornelli, tuo padre a faticare, tu in camera a studiare o giù in strada a sudare, niente di complicato eppure niente di più lontano da ciò che è venuto dopo... Nostalgia, si dirà, può darsi, ma avendo superato la mezza età ormai ricordiamo più cose di quante non ne desideriamo...

Così, a me piace anche la piccola Italia che circonda Montalbano, vecchie case padronali, stanze cariche di mobili, anziani al balcone che guardano la vita e cercano di non pensare alla morte... Un po’ ci si conosce tutti, un po’ ci si illude di non essere sconosciuti... Da ragazzi sembrava tutto così soffocante che abbiamo brigato come matti per andare via, invecchiando ci accorgiamo che sì, forse abbiamo fatto bene, ma non sappiamo più se ne valesse la pena...
È una piccola Italia anche sul lavoro... Sono tutti tipi particolari i colleghi di Montalbano, Mimì lo sciupafemmine, Fazio il secchione intelligente, Catarella così stupido, ma così volenteroso che non puoi non volergli bene... Con qualcuno sei anche amico, con i più devi tenere le distanze, ci sono dei ruoli, delle gerarchie, e comunque alla fine si è soli con le proprie responsabilità, le proprie scelte...
Probabilmente Montalbano è di sinistra, ma per quelli della mia, e quindi della sua, generazione un poliziotto di sinistra a sinistra era un controsenso, e dunque magari è di destra... L’impressione è che, finita l’epoca delle ideologie, destra e sinistra non significhino più niente, affondate dal loro stesso inutile peso. In superficie sono tornati gli individui e quei valori premoderni che la postmodernità non è ancora riuscita a erodere: la parola data, l’onestà, un certo codice morale, il non vendersi, il non mettere il proprio dio nella carriera... È un uomo semplice, Montalbano, ovvero un uomo sano, ma non è un ingenuo. Diffida della politica, ma si ostina a credere nelle istituzioni, difende la propria autonomia, ma non lotta contro i mulini a vento... L’importante, per lui, è guardarsi allo specchio la mattina e non doversi vergognare...

Si sarà capito che i gialli, l’inchiesta in quanto tale, sono l’ultima cosa che di Montalbano ci interessa. Avendoli visti tante volte, ormai li sappiamo a memoria, ma anche alla loro prima uscita spesso capivamo chi era il colpevole prima di lui... Ma naturalmente non è questo il punto, è il combinato disposto di un certo modo di vivere e di pensare, persino di parlare, il non badare alle apparenze e viaggiare su una macchina un po’ scassata, fare una passeggiata in campagna o un week-end al mare, ritrovare un vecchio amico o un’antica fiamma, intuire le debolezze d’animo e anche le meschinerie, accorgersi che l’essere umano è si affascinante, ma non è un capolavoro. E si sarà anche capito che qui non è più questione della bravura degli attori o del regista, che naturalmente c’è, ad altissimo grado, né della creatività pura e semplice dell’artefice principale, lo scrittore Andrea Camilleri, anch’essa fuori discussione. È che alla fine l’una e l’altra sono, come dire, scappate di mano ai diretti interessati (e infatti Camilleri non pensa più di farlo morire e Luca Zingaretti si è rassegnato a interpretarlo di nuovo...) e sono andate a creare un modo d’essere che vive di vita propria e che per noi che siamo davanti allo schermo assume i caratteri scetticamente consolatori di ciò che vorremmo fosse il nostro Paese, nella sua parte migliore, di ciò che sappiamo essere il nostro Paese, nella sua parte peggiore. Perché spesso Montalbano è sconfitto, gli portano via un’inchiesta o gliela insabbiano, non può spingersi più in là di tanto in un’indagine, sa che quel delinquente se la caverà comunque. Però non si rassegna, perché non occorre riuscire per perseverare né sperare per intraprendere... Ed è per questo che noi ce ne andiamo a letto col cuore in pace, pensando alla nuotata che domani, se il tempo è bello, si farà. E se poi magari arriva Livia faranno l’amore e dopo forse andranno in gita a Tindari... L’importante è che lei riparta il giorno successivo, perché, lo si è capito, Montalbano è un uomo solo, anche se lotta insieme a noi.