La Montalcini: a 100 anni la vita mi emoziona

L'Istituto superiore della sanità festeggia lo scienziato che compie i cento anni il 22 aprile e le intitola la nuova sala congressi "dei Nobel". E lei dice: "non sono nè emozionata nè spaventata"

Roma - È emozionata? "No, non sono per niente emozionata, nè spaventata. L’unica cosa che mi emoziona ancora è la vita": il premio Nobel Rita Levi Montalcini vive così i 100 anni che si prepara a festeggiare il prossimo 22 aprile. La scienziata viene celebrata all’Istituto superiore di sanità che le dedica la nuova sala congressi "dei Nobel". Molto personale e toccante il discorso che le dedica il sottosegretario al Welfare, Ferrucio Fazio che si è detto "molto emozionato nel vedere Rita seduta lì, accanto a mia madre, avendo collaborato tanti anni fa con un giovane ricercatore che si sarebbe poi dedicato più alla medicina che alla ricerca, mio padre", ha continuato Fazio.

Seduta in prima fila tra la mamma del sottosegretario e Gianni Letta alla sua destra, Rita Levi Montalcini è attenta ad ogni parola che le viene dedicata. "Rigore di vita, non solo scientifico, valori e pensare in modo non convenzionale. Ecco i segreti di Rita per un 'successo buono' - ha concluso Fazio - quello che fa bene a tutti".

«Arrivare a 100 anni è un premio per me. Il segreto? Non pensare a se stessi, ma agli altri e lavorare con passione». È una delle frasi pronunciate da Rita Levi Montalcini. Un’esistenza guidata dal «pensare non convenzionale», ha sottolineato Ferruccio Fazio, sottosegretario alla Salute intervenuto alla cerimonia. L’essenza della ricerca e del progresso , come ha aggiunto il sottosegretario, è quella serendipity che spesso assiste gli scienziati che, mentre cercano qualcosa, fanno scoperte fondamentali, come fu per la penicillina. Serendipity non vuol dire solo fortuna, vuol dire, soprattutto, acume, curiosità e saper capire che dietro "l'insolito", ci può essere un mondo da indagare. "E così è stato anche per Rita Levi Montalcini", ha sottolineato.

Laureatasi nel 1936 ha conquistato il premio Nobel per la Medicina per la scoperta del fattore di crescita Nerve Growth Factor, una molecola, ha spiegato la Montalcini, scoperta "perché ho capito che quello che stavo osservando non rientrava nella norma". L’NGF ha aperto la strada agli studi della biologia molecolare, ad un nuovo approccio diagnostico che misura l’equilibrio delle vie metaboliche, quelle che portano le informazioni tra cellula e cellula ed ha, infine, rivoluzionato, come ha sottolineato Fazio, anche la progettazione dei farmaci, non solo centrati sull’efficacia generale del principio attivo, ma disegnati per riparare pezzi di circuiti metabolici alterati.

Dopo la cerimonia di apertura, il premio Nobel è stata omaggiata dai ricordi dei suoi amici, dei suoi collaboratori e dei suoi allievi che hanno voluto lasciare testimonianza della loro stima e del loro affetto per Rita, come confidenzialmente la chiamano, in un volume che raccoglie i loro pensieri, molti dei quali sono stati letti dall’attore Paolo Triestino. Ne emerge il ritratto di una donna coraggiosa, coerente, piena di passione per il suo lavoro, gentile, elegante e che ha sempre saputo ascoltare i giovani.

Un ritratto che Antonio Garaci, presidente del CNR ha confermato. "Erano gli anni ottanta - ha detto - ed erano passati già diversi anni dal suo rientro dall’Italia. Il suo soggiorno all’Istituto Superiore di Sanità era ormai concluso e la sua affermazione come ricercatore di fama internazionale e la sua carriera al CNR erano sempre più in ascesa. Ma il ricordo che ho di lei non si limita a quello di un ottimo ricercatore e di un creativo della scienza. Era impossibile incontrare Rita levi Montalcini e non scorgere una donna dagli occhi luminosi, curiosa della vita e del mondo, animata ogni volta che nella discussione si intrecciava l’etica con la scienza".

"Dopo tanti interventi che mi hanno celebrato - ha detto ancora Rita Levi Montalcini - è difficile prendere la parola. Sono commossa e sorpresa da tale accoglienza. In realtà, non credo di essere nata per fare la scienziata, il mio grande desiderio che solo ora, alla fine della mia vita ho potuto esaudire, è sempre stato quello di aiutare chi ne aveva più bisogno. Penso all’Africa, alle donne e agli uomini sfruttati ancora oggi". Ininterrotte le parole che più volte hanno riproposto pensieri e convinzioni, come quello che nella vita a contare veramente sono i valori e "non importa quanto si vive, ma quali sono i messaggi che si lasciano".

Non è mancata l’autoironia, quando, accorgendosi di parlare, forse, un pò troppo ha detto che fortunatamente non soffre di Alzheimer e che il suo cervello, arricchito dall’esperienza scientifica ed umana, funziona meglio ora che quando aveva 20 anni "se non m’illudo", ha aggiunto. E a proposito dei suoi inizi come ricercatrice, ha ricordato che in fondo le leggi razziali l’hanno aiutata "perché segregata nella mia stanza ho potuto lavorare", ha detto. Ed infine,ringraziando tutti e soprattutto l’ISS per l’onore che le ha accordato dedicandole una targa nell’aula conferenze dei premi Nobel, ha voluto anche elogiare il suo paese, nel quale è ritornata a lavorare nel 1963, e gli italiani, "un popolo pieno di intuito e di fantasia. Un capitale umano enorme. Auguro a tutti i giovani di avere la mia stessa fortuna" ha etto, salutando il pubblico.