Montalcini, fra Nobel e referendum

Caro dott. Granzotto, leggo abbastanza spesso il Giornale. Mi ha meravigliata e anche amareggiata il fatto che un giornalista del suo calibro metta nello stesso calderone, nella risposta a una lettera, Afef, Sabrina Ferilli, l’aperitivo a Capalbio e... Rita Levi Montalcini! Le pare una cosa ben fatta, di buon gusto e rispettosa nei confronti di una studiosa la cui indiscussa bravura, la cui fama mondiale e l’età imporrebbero di parlarne in termini ben più deferenti? Le pare sensato anche solo accostare nel corso di un articolo il nome di una scienziata vincitrice di due premi Nobel (e oltretutto ottuagenaria) a quelli di due attrici, per quanto professionali possano essere? Che c’entra il «radical chic», ammesso che sia una categoria valida e uiniversalmente riconosciuta, con Rita Levi Montalcini? Davanti a scienziate del suo calibro, dobbiamo solo tacere e ascoltare, inchinandoci a una vita spesa in sacrifici, studi e cultura. Inoltre, e questa è una mia opinione personale, Rita Levi Montalcini è donna di tale finezza, eleganza, garbo «come non se ne fanno più», che la banalizzazione non può comunque esistere: la nostra signora è al di sopra di tutto e di tutti... Mi sembra che la sua caduta di gusto e di rispetto sia talmente evidente, dott. Granzotto, che se è sfuggita a lei, sarà sicuramente saltata all’occhio di correttori di bozze, tipografi, impaginatori... i quali peraltro avranno fatto buon viso a cattiva sorte...
Maria Elena Abbate e-mail

Mi spieghi una cosa, gentilissima lettrice: ammesso che commentando l’esito del referendum sulla procreazione assistita il mio buon gusto sia andato a farsi benedire, lei mi sta dicendo che il discorso vale solo per Rita Levi Montalcini? Ovvero che le altre animose signore facenti parte del fronte del «Sì» non meriterebbero rispetto? Uhm, sento puzza di discriminazione e di attentato ai princìpi della correttezza politica. Senza dire che ciò che sopra ammettevo, non concedo. Capisco che lei nutra ammirazione e forse devozione per la signora Levi Montalcini, tanto da accreditarle ben due Nobel (privilegio mai toccato a nessuno, nemmeno alla Montalcini), ma non mi sembra delitto di lesa maestà accostarla alla signora Afef Tronchetti Provera né alla signora Sabrina Ferilli, di professione attrice. È stata infatti la signora Montalcini ad accostarsene per prima accettando, con giovanile entusiasmo, questo va detto, di unirsi a loro per promuovere il «Sì», di sottoscrivere un paio di appelli comuni e di patrocinare, se non di persona certo in ispirito, una mezza dozzina di manifestazioni a favore dell’abrogazione della Legge 40. Se l’accostamento compiaceva l’interessata, perché se ne indispettisce lei, gentile lettrice?
Concordo con lei nel ritenere la signora Rita Levi Montalcini donna di «grande finezza, eleganza e garbo», donna «come non se ne fanno più». Mi trovo d’accordo anche sul fatto che davanti a tanta scienza dobbiamo solo tacere e ascoltare. Unicamente, però, quando parla delle molecole proteiche che regolano lo sviluppo e la differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. In quel campo non la batte nessuno, tanto da essersi meritata, nell’ormai lontano 1986, il Nobel. Ma fuori da quel campo, il parere della signora Montalcini vale quello suo o quello mio, gentile lettrice. E così come i nostri pareri possono essere contestati o condivisi, lo stesso vale per quelli espressi dalla signora Montalcini (salvo, appunto, che non intervenga sull’Ngf, la molecola proteica di cui sopra). Fossi poi stato solo io a non condividerli, le confesso che mi sentirei un poco in imbarazzo. Ma a farlo è stata la stragrande maggioranza del popolo italiano il quale, quando parlava la signora Montalcini, avrà magari taciuto. Avrà magari ascoltato. Ma non ostante il Nobel, l’eleganza, la grazia, il garbo, il calibro e l’ottuagenarietà non le ha dato retta. Nemmeno un po’.

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