Montaldo ai Ds: «Basta con i campanilismi sugli ospedali»

Una sfida da affrontare con l’elmetto </B>La struttura in Valpolcevera? Mi intriga ma voglio sapere quanto si ammala la gente a Ponente. Cardiochirurgia a Savona o a Pietra Ligure? Basta Genova

(...) funzionamento e le strutture già esistenti».
Lei critica la giunta Biasotti, però la delibera che avete approvato ad agosto dice che vi ispirate al piano sanitario precedente.
«È l’unico in vigore, per ora».
E quando arriverà il vostro?
«Spero entro l’estate prossima».
Ve la prendete con calma.
«Dovremo sentire tutti gli operatori del settore, confrontarci con il territorio e il consiglio regionale vorrà il suo tempo».
Se l’è cercata, assessore: le tocca dirci come sarà il nuovo piano sanitario.
«L’indirizzo principale è la riqualificazione della rete ospedaliera».
Troppo vago. Ripartiamo dall’ospedale di vallata. A domanda risponda: si fa o non si fa?
«A me intriga l’idea di avere una struttura nuova, tanto più che gli investimenti ci sono. Sarebbe un grande rinnovamento edilizio della rete ospedaliera».
Facciamo che è un “si fa”. Comporterà il ridimensionamento di altre strutture?
«Doppioni ne abbiamo già abbastanza. Per questo ho promosso un’analisi epidemiologica, che prevede l’istituzione di un osservatorio, che ci dica quanto stanno male i cittadini del Ponente e qual è l’offerta necessaria».
L’altra sera a Primocanale il capogruppo della Margherita Claudio Gustavino ha ipotizzato un ridimensionamento di Villa Scassi.
«Io invece le dico che valuteremo in base ai dati. Del resto sarebbe un peccato, perché dal ’96 a oggi sul Villa Scassi abbiamo investito 28.765.000 euro, fra interventi strutturali e tecnologici, alcuni ancora in corso. Così come sul Gallino a Pontedecimo, dove ne abbiamo investiti 6.539.000».
I suoi colleghi di centrosinistra sono già sul piede di guerra: il senatore Longhi difende il Gallino, il consigliere regionale Cola punta i piedi su quello di Voltri...
«Su questo però devo dire che io non parto con obiettivi preconcetti di chiusura, ma vorrei che si lasciassero da parte le posizioni preconcette da campanile».
Vale anche per Busalla?
«La valle Scrivia merita un centro con un’adeguata diagnostica e un adeguato ambulatorio di specialistica, anche perché l’ospedale di vallata sarebbe lontano. E su quel territorio dovremo discutere anche delle esigenze legate all’assistenza agli anziani e alle cure intermedie, quelle che accompagnano i degenti, tenendoli sotto osservazione fino al loro rientro a casa».
Ci sono 26 ospedali in Liguria, come verranno riorganizzati?
«Premesso che gli ospedali galattici non servono più e che sulla costa ligure c’è un ospedale ogni 10 chilometri, dovremo articolare l’offerta. Alcuni presidi dovranno essere in grado di dare risposte di base, senza bisogno di fare tanta strada, offrendo una buona diagnostica e consulenze specialistiche. Altre, come il San Martino, dovranno saper dare risposte più consistenti a problemi più complessi. E bisogna organizzare una rete di riabilitazione, che non c’è».
Quale doppione salterà per primo?
«A Sestri Ponente la chirurgia è stata sdoppiata, un esempio di come non si deve agire. In generale, la massa critica fa qualità: non ha senso che una struttura faccia 4, o 8 interventi al mese».
Chi vince la cardiochirurgia fra il San Paolo di Savona e il Santa Corona di Pietra Ligure?
«Genova: il San Martino ne ha già due fra ospedale e clinica universitaria e una terza è a villa Azzurra. Bastano e avanzano, visto che bisogna averne una ogni milione e mezzo di abitanti».
E le emergenze?
«Le strutture decentrate sono perfettamente in grado di affrontarle, anche grazie agli interventi in angioplastica. Comunque potenzieremo i collegamenti».
In che modo?
«Migliorando il servizio di elitrasporto, per esempio: oggi è soggetto a troppi vincoli e non funziona la notte».
Aumenterete il numero delle cliniche private convenzionate per contrastare la fuga di pazienti in altre Regioni?
«Dipenderà dai privati, che facciano proposte. Noi siamo disponibili, in fondo siamo noi a pagare gli interventi di chi va in Lombardia a farsi operare. La priorità però resta il potenziamento delle strutture pubbliche».
Assessore, aumenterà le tasse?
«La manovra fiscale si renderà necessaria se non ci sarà un intervento del Governo, che finora ci ha dato zero risposte, perché neppure vendendo tutto il patrimonio regionale potremmo farcela».
Ma fra poco scatta la campagna elettorale: si attirerà le ire del centrosinistra.
«Si tratta di decidere se vogliamo coprire il disavanzo o no».
Montaldo, lei non ha avuto scelta e ha dovuto accettare l’assessorato alla Sanità che nessuno voleva. Dopo cinque mesi come si trova?
«È un impegno molto pesante, ma di grandissimo interesse».
Quante ore lavora al giorno?
«Il nastro è lungo, dalle 8 a dopo le 20».
Rimpiange Tursi?
«Non ho ancora avuto il tempo».