Montaldo: «Il cinema è un’industria Ma solo gli artigiani lo fanno grande»

Un film del regista inserito nella rassegna «Le vie del cinema» a Narni. «Gli sceneggiatori passano alla tv perché mal pagati»

Maurizio Cabona

Il (fu) cinema italiano era a destra o a sinistra? Giornali e convegni se lo chiedono. La risposta giusta è: il cinema italiano era trasversale. Lo sa il critico dell'Unità, Alberto Crespi, che stasera a Narni Scalo apre Le vie del cinema - rassegna di film restaurati da lui diretta - con Totò al giro d'Italia di Mario Mattoli (1948), sceneggiato da conservatori come Metz, Marchesi e Steno; protagonista il monarchico Totò circondato, da reduci repubblichini come Walter Chiari e Fiorenzo Magni, più un altro ciclista pétainista: Louison Bobet. In un anno teso politicissimo, questo film impolitico affollava le sale di un'Italia povera, ma ricca di voglia di vivere. L'opposto di oggi.
Diagonale tutta la rassegna di Narni, sui «martiri della qualità», i film cari al pubblico, non alla critica del tempo: ci sono Paolo e Francesca di Matarazzo (domani), Il magnifico cornuto di Pietrangeli (dopodomani), Le legioni di Cleopatra di Cottafavi (giovedì); Totò e Carolina di Monicelli (venerdì) e Sacco e Vanzetti di Montaldo (sabato), che presenterà Dal Polo all'equatore, libro-intervista fra lui e Crespi (Marsilio).
Signor Montaldo, prima che regista, lei è stato critico. Che martiri ha fatto?
«Nel '47, sul Lavoro di Genova, stroncai un film di George Sherman, L'ultimo dei Mohicani, con le parole: “E che sia l'ultimo”».
Lo ricorda bene. L'ha incorniciato?
«No. L'articolo è uscito, ma ho dovuto riscriverlo».
Perché?
«Sandro Pertini - il direttore - l'aveva giudicata una goliardata».
Come finiva l'articolo, dopo l'intervento di Pertini?
«Bello il colore».
Si restaura tanto, si crea poco.
«La crisi economica rende ormai un lusso anche il rito-cinema».
Altri svaghi costano di più.
«Il biglietto costa poco, ma prima occorre parcheggiare, poi prendere il pop-corn, la Coca, la pizza... E per una coppia i costi raddoppiano. Così solo i grossi film americani reggono».
Crisi di soldi, crisi di idee.
«Il nostro cinema era merito di un gruppo di matti».
Ora rinsaviti, invecchiati o morti?
«Ora soprattutto sostituiti da factotum».
Cioè?
«Spesso un film è prodotto, scritto, montato, diretto e interpretato dalla stessa persona».
Perché siamo caduti in basso?
«Perché siamo sempre stati una bottega, non un'industria».
Una bottega che sta per chiudere.
«Svenduto il magazzino di film alle tv, i maggiori produttori hanno smesso di pagare gli sceneggiatori. Così anche loro sono passati alle tv».
Senza rendere come al cinema.
«E poi che la lingua italiana sia marginale ha fatto il resto».