MONTALE, IL NOBEL FUORI DAL «COMUNE»

Nel 1925 Eugenio Montale pubblicava Ossi di seppia, a Torino, per le edizioni curate da Piero Gobetti, teorico della rivoluzione liberale, antifascista, uomo di cultura, certamente non un intellettuale organico.
Nel 1975 Eugenio Montale veniva insignito del premio Nobel per la Letteratura.
Di tutto ciò, nell’anno 2005, non si è avuto sentore e sentimento da parte di Genova-Comune. Silenzio. Silenzio incredibile. Quasi sospetto. Da non crederci.
Non «perdiamo la testa» per la poesia di Montale - più ampio e stratificato il discorso poetico di Ungaretti - ma lo riconosciamo e lo rispettiamo come poeta e critico musicale e pensiamo che valga molto di più per l'Italia - quindi per Genova e la Liguria - un premio Nobel conferito al poeta piuttosto che a Dario Fo & compagnia, assegnazione che ha offeso la cultura italiana, sicuramente non a certa e riconoscibile politica culturale.
Ma Genova-Comune indaffarata a far belletto qua e là per il 2004, ha speso milioni di euro dei cittadini italiani ed europei per un mostra che quasi nessuno ha visto, un flop.
Genova-Comune agitata per il 2004 si è dimenticata di edificare «qualchecosa» che possa rimanere segno e simbolo dell'«anno fatal voluto», memoria e ricordo per le future generazioni.
Pensate a che cosa hanno fatto le amministrazioni di Lille e di Graz: la prima ha spostato la stazione ferroviaria e creato un nuovo quartiere, la seconda ha costruito un nuovo bellissimo museo d'arte contemporanea.
Genova-Comune pensa tanto alle code del G8, pensa tanto alla Moschea che ha da farsi ma non certo in quel luogo costretto e complicato che è stato scelto, pensa tanto a se stessa da non sapere ancora come destinare l'area di Ponte Parodi, pensa tanto a se stessa che ha regalato una bella fetta di Cornigliano ad un imprenditore privato, Genova-Comune pensa tanto al bene della collettività da dimenticarsi di Montale alla stregua dei mal capitati Paganini e Colombo, tutta presa questa Genova-Comune a celebrare altri personaggi che passeranno a quella storia che passa.
Grande cultura delle Sagre quella che viene proposta da Genova-Comune, grande per le scolaresche della scuola dell'obbligo senza le quali i musei andrebbero deserti, in calo pauroso il turismo culturale a Genova. E non solo quello.
Comunque Montale non c'è stato nei pensieri e nelle opere di Genova-Comune che potrebbe affrettarsi a «mettere su» la solita modesta manifestazione e che se aiutato da Babbo Natale e dalla Befana potrebbe farcela prima della fatidica mezzanotte e uno del 2006.
Evidentemente arte e poesia non s'accordano con il dna dei nostri attuali amministratori, che dovrebbero vergognarsi di essersi dimenticati di un premio Nobel nato a Genova.
Una coroncina, con qualche vigilotto in brutta uniforme, da appendere in Corso Dogali non sarebbe costato più di trenta euro o il governo centrale ha impedito anche questo con la sua brutale e totalitaria politica?
Questi politici vincono sulle ventiquattr'ore, mentre artisti e poeti vincono sui millenni e la cultura artistica e quella poetica sono segno distintivo di un popolo, di una comunità, di ogni singola persona. Sono un bene aggiunto che non si può comprare o conquistare con un voto, e sarebbe l'ora che assessori e consiglieri comunali regionali provinciali, maggioranza o minoranza che siano, se lo ficcassero in testa.
Genova