Montalto di Castro, la denuncia della Cgil: «Soldi pubblici contro una giovane violentata, è una vergogna». Il sindaco ds: «Vogliamo la riabilitazione dei ragazzi» Il Comune paga le spese legali ai baby stupratori

da Roma

«Sì, abbiamo anticipato le spese legali ai ragazzi accusati di violenza sessuale che non sono in grado di provvedere da soli, né con l’aiuto delle loro famiglie. Lo abbiamo fatto perché sono tutti minorenni e perché abbiamo applicato il principio di presunzione d’innocenza previsto dall’ordinamento». Giustifica così il sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai (Democratici di sinistra), la delibera comunale con la quale ieri la giunta della cittadina laziale in provincia di Viterbo ha prestato 5mila euro a testa ad alcuni degli otto ragazzi, tra i 15 e i 17 anni, arrestati con l’accusa di aver stuprato in gruppo una sedicenne di Tarquinia durante una festa di compleanno tra il 31 marzo e il 1° aprile scorsi. Secondo quanto era stato riferito in un primo momento dalla squadra mobile di Viterbo, guidata da Salvatore Gava - che il 22 maggio aveva eseguito le otto ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesse dal Gip del Tribunale dei minori di Roma, Massimo Capoccetti - i minorenni (tutti incensurati) avrebbero violentato a turno la ragazza dopo averla attirata con l’inganno in una pineta, intimandole poi di non rivelare gli abusi. Per alcuni giorni la giovane non aveva trovato il coraggio di raccontare l’accaduto ai suoi genitori e alle amiche. Ma poi il fardello era divenuto troppo pesante e la voce, dalle compagne di classe, era arrivata ai servizi sociali e da questi ultimi agli agenti della sezione minori della Squadra mobile, che aveva avviato le indagini.
Lo scorso 10 luglio agli otto minorenni erano stati revocati gli arresti domiciliari - dal Gip dopo l’approvazione da parte del pubblico ministero - con l’imposizione di rimanere a casa dalle 21 alle 6 del mattino. La revoca era stata richiesta dagli avvocati difensori durante l’incidente probatorio, in occasione del quale il gruppo aveva continuato a sostenere che la vittima del presunto stupro fosse consenziente. La ragazza, collegata in videoconferenza, aveva invece confermato tutte le accuse, aggiungendo che alcuni giovani, quella notte, erano ubriachi. «È chiaro che si tratta di un caso limite proprio perché sono coinvolti dei minorenni - aggiunge Carai -. Non a caso la delibera è stata predisposta in base a una relazione delle assistenti sociali, in cui si evidenzia che quei ragazzi vanno comunque aiutati. Inoltre il Comune non rischia di perdere i soldi. Gli interessati hanno sottoscritto una garanzia attraverso la cessione degli stipendi. Quasi tutti gli indagati, infatti, lavorano come operai o apprendisti».
Alla fine, in sostanza, comunque vada l’amministrazione tornerà in possesso della cifra anticipata. «Abbiamo la massima fiducia nella magistratura - conclude il sindaco - e comunque, qualunque dovesse essere l’esito finale del giudizio, i minorenni coinvolti nella vicenda non possono essere abbandonati a se stessi. Anche se dovessero risultare colpevoli le istituzioni avrebbero il dovere di favorire il loro recupero e il loro reinserimento sociale». Ma sulla vicenda arriva il duro giudizio della segreteria provinciale della Cgil di Viterbo: «È una vergogna, uno scandalo - evidenzia Miranda Perinelli -. Quei soldi pubblici sono stati usati contro una sedicenne che ha avuto il coraggio di denunciare la violenza sessuale subita. Oltre a gridare forte il nostro sdegno e il nostro più profondo disprezzo, chiediamo agli organi preposti se è legittimo utilizzare i soldi pubblici per questo fine». Infine la sindacalista invita «le istituzioni, le forze politiche e la consigliera delegata alle Pari opportunità della Provincia a esprimersi a sostegno della ragazza vittima dello stupro».