Montalto, si imbavagliano: «Il sindaco deve dimettersi»

«Signor sindaco: e se fosse successo a sua figlia?». Non ci possono essere due pesi e due misure. Hanno punto sul vivo, giovedì scorso, alcune decine di persone aderenti a Forza Nuova, guidate dal segretario provinciale Danila Annesi, con questo slogan che campeggiava su uno striscione esposto davanti al Comune di Montalto di Castro. Una domanda carica di indignazione per quel provvedimento firmato dal sindaco, Salvatore Carai (Ds), che disponeva l’anticipo delle spese legali a sei degli otto ragazzi accusati di violenza sessuale nei confronti di una quindicenne di Tarquinia. Uno dei presunti stupratori, peraltro, è nipote del primo cittadino. Si chiedevano a gran voce le dimissioni, senza sortire alcun effetto. Dalle parole, ieri si è passati ai fatti: alcune esponenti di Alleanza nazionale sono scese in campo e si sono imbavagliate, per fare «sentire» più forte il loro dissenso. «È stata un’azione simbolica per protestare contro il sindaco, che vorrebbe mettere il silenziatore su quanto accaduto. Se Carai pensa di essersela cavata con delle parole di circostanza per chiudere una vicenda imbarazzante e anche inopportuna, dato che era coinvolto un suo parente, si sbaglia, visto che noi invece pretendiamo le dimissioni». Così si legge nella nota congiunta firmata da Roberta Angelilli, capogruppo di An al Parlamento europeo, Laura Allegrini, senatrice di An, Gabriella Griffini, presidente provinciale di An a Viterbo e Fabiola Talenti, consigliere comunale di An a Montalto di Castro. Il riferimento è alla lunga lettera di scuse che Carai ha inviato alla ragazza, vittima dello stupro, esprimendo «la sua solidarietà di sindaco, di uomo, di padre». Parole che non hanno convinto a desistere la minoranza in Comune che continua a scalpitare. Non ci sta a permettere che questa vicenda, dagli effetti detonanti, passi in cavalleria. E così, dopo mille pressioni, sono riusciti a fissare una seduta straordinaria del Consiglio comunale poco prima delle vacanze estive. Mercoledì prossimo alle 18, in una seduta pubblica, verrà discussa la mozione di sfiducia al sindaco. Ma l’effetto boomerang provocato dalla decisione «di dare una risposta precisa per favorire il reinserimento sociale di questi ragazzi» - parole del sindaco - destinando 5mila euro a testa per fare fronte alle spese legali, non ha solo un risvolto politico.
La magistratura ha aperto due inchieste: una avviata dalla Corte dei Conti e un’altra dalla Procura della Repubblica, al fine di individuare eventuali ipotesi di reato. Il Codacons ne aveva sollecitato l’intervento, qualche giorno fa: «Bisogna indagare, perché il Comune che ha emanato un simile atto in favore di alcune persone che presentano un grado di parentela con chi ha emesso tale delibera, incorre nel reato di abuso d’ufficio». Il sindaco Carai finisce sul banco degli imputati anche all’interno della sua stessa maggioranza. Tana De Zulueta, deputata Verde, lo accusa di aver preso una decisione «inaccettabile». La parlamentare ha preso posizione dopo che il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti aveva definito «una gazzarra indegna» il clamore - bipartisan - che il provvedimento del sindaco aveva suscitato. «Siamo di fronte - ha commentato De Zulueta - a una sorta di garantismo maschilista duro a morire. Sarebbe stato più apprezzabile, piuttosto, sollecitare sindaco e giunta comunale a impegnarsi a stanziare una somma per diffondere la cultura del rispetto delle donne e della tutela delle vittime». Insomma, la parola «dimissioni» riecheggia da più parti. Non c’è in gioco solo il rispetto sacrosanto dovuto a una donna che ha sofferto. Per Laura Allegrini senatrice di An è a repentaglio «la dignità dell’istituzione che il sindaco deve rispristinare lasciando l’incarico».