Da Montanelli a Buzzati alla Osiris: la storia è nelle ricette della Curiel

Oggi diventerà «Piazza Panettone» il casello ovest di Porta Venezia. Dalle 12 alle 18 si potrà gustare il natalino milanese, accompagnato con vino moscato, latte fresco, spremute di agrumi, yogurt, creme e budini cioccolato- vaniglia. La città punta un riflettore sul suo squisito tortino, spesso presentato anche in monoporzione, grazie all’iniziativa «Il panettone artigianale nel cuore di Milano», voluto dalla Camera di Commercio in collaborazione con il Comitato dei Maestri Pasticceri. «Valorizzare un simbolo e uno dei marchi più riconoscibili della nostra città significa rafforzare la qualità delle tradizioni cui apparteniamo» ha detto Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio. Una tradizione mai abbandonata, se si pensa che il milanese spende almeno 13 euro a testa per l’acquisto della «torta natalizia», preferendola ancora nella sua versione con i canditi, per un giro d’affari complessivo di 14 milioni di euro, con una crescita del 16,7% rispetto all’anno passato. Questi i dati emersi da un’indagine della stessa Camera di Commercio tra novembre e dicembre 2010, attraverso un sondaggio su 801 italiani, dai 18 anni in su, di cui 267 residenti a Milano, 267 a Roma e altrettanti a Napoli. Sono 152, tra il centro e la provincia, i pasticceri e i panettieri che hanno aderito a questa festa del prodotto artigianale, marchio depositato all’Ufficio Brevetti della Camera di Commercio, e che sfornano un «panetùn» usando gli ingredienti di un tempo: acqua, farina, zucchero, uova fresche, latte o yogurt, burro, uvetta sultanina, scorza d’arancia e cedro canditi. Si distinguono perché espongono il logo con la geometria dell’uomo di Leonardo da Vinci e i colori delle vetrate del Duomo. La novità di oggi sarà la presentazione di una versione studiata appositamente per i celiaci.
Durante la giornata verrà anche distribuita una brochure sulla storia del dolce, mentre un video mostrerà la sua preparazione; è stata anche allestita una mostra con materiali e strumenti che hanno consentito a questo «grande pane» di diventare uno dei quattro piatti tipici della tavola meneghina, insieme al risotto, alla cotoletta e alla polenta. Come nacque? Due sono i racconti che ne fanno la leggenda. Messer Ughetto degli Atellani si innamorò di Algisa, la bella figlia di un fornaio; per conquistarla si fece assumere al forno, dove impastò per la fanciulla una leccornia a base di uova, burro zucchero e uva sultanina. Uniti da tanta dolcezza, i due giovani si sposarono. L’altra favola riguarda invece Ludovico il Moro. Durante un pranzo di Natale, il cuoco di corte dimenticò il dolce in forno, che si bruciò. Disperato chiese aiuto a uno sguattero, Toni, che con le poche cose rimaste in dispensa, impastò il un nuovo dessert. Il risultato fu tanto gradito dai commensali, che il cuoco rivelò che quello era «El pan de Toni», da cui panettone. Sempre secondo l’indagine della Camera di Commercio è l’89,%% dei milanesi che acquista il pane di Toni per Natale. Il 60% preferisce quello con uvetta e canditi, l’11% lo sceglie senza niente. Tre milanesi su quattro, ovvero il 74%, lo ritengono uno dei simboli più forti della dolcezza sotto la Madonnina. In fondo il Duomo non è un grande panettone?