Il Monte smonta il bond e dà l’addio a Bnl

Decisione unanime: assenti Caltagirone, Gnutti e Sacchetti. E la Popolare di Vicenza prende tempo

Massimo Restelli

da Milano

Tre banche potenziali veicoli per la vendita del 4,5% di Bnl, tre assenze di peso nel consiglio di Mps: Francesco Gaetano Caltagirone, Emilio Gnutti e Ivano Sacchetti (Unipol). Dopo quattro anni di fidanzamento e il lungo braccio di ferro con il presidente della Fondazione Mps, Giuseppe Mussari, si è consumato ieri pomeriggio il definitivo addio del Monte Paschi al gruppo di Luigi Abete.
Un divorzio atteso in vista del quale Siena ha costruito una complessa operazione finanziaria che permette al gruppo di «congelare» il pacchetto Bnl in suo possesso fino a febbraio 2006.
Alle prese con l’impatto dell’Ops del Bilbao sul prestito obbligazionario da 450 milioni ancorato a Bnl, il consiglio di Mps ha infatti avviato un’operazione di prestito titoli a un pool di banche internazionali. E ha attivato alcuni derivati ad hoc per evitare contraccolpi legati agli eventuali scossoni borsistici di Bnl prevedendo la liquidazione in denaro a termine del differenziale tra il prezzo di Borsa del titolo di via Veneto alla data di sottoscrizione del contratto e il prezzo di Borsa del titolo a scadenza. Invitati a partecipare al prossimo spezzatino azionario, tecnicamente un’asta, sono Deutsche Bank, Lehman e Barclays. Molto dipenderà dalle condizioni proposte, ma la soluzione più probabile appare quella di suddividere il pacchetto tra più di un interlocutore. Le lettere di invito all’asta partiranno a giorni con l’obiettivo di concludere l’operazione la prossima settimana permettendo al Monte (meno 1,17% in Borsa) sia di incassare una discreta plusvalenza sia di rispettare quella linea di «neutralità» più volte difesa dal presidente Pierluigi Fabrizi.
È indubbio, tuttavia, che il 4,5% messo in vendita da Mps rischia di spostare gli equilibri dello scontro in corso per il controllo di Bnl tra il Bilbao (la cui Ops è ancora ferma allo 0,000017% del capitale) e il fronte Unipol-Caltagirone. Tanto che la Consob segue da vicino la situazione anche per quanto riguarda il ruolo di Deutsche Bank che da un lato ha costruito il bond ma dall’altro è indicata dal mercato come la possibile spalla finanziaria di Unipol (ieri assente al Cda di Mps) nell’eventuale controfferta su Bnl. Al termine del consiglio, durato due ore, a Siena c’era aria di soddisfazione per una decisione adottata all’unanimità anche se non è detto che i soci privati lascino passare sotto silenzio il disimpegno. Tanto che sebbene il consigliere Lorenzo Gorgoni abbia sottolineato che ora il gruppo «si guarda intorno» ancora prima della riunione Massimo Caputi rilevava come il Monte avesse «scelto di essere agnostico, si è rinchiuso in sé stesso». I giochi insomma sono aperti tanto che il presidente Gianni Zonin ha sostenuto che la Popolare di Vicenza farà una «valutazione autonoma» e «senza fretta» per il proprio 2,9% di Via Veneto prima legato al bond del Monte.

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