A Montecarlo il bluff arriva dall’Italia

I grandi bluff (calcistici) sono cosa nostra, anche nel Principato. Niente mafia, solo sfacciataggine italiana: che si parli di giocatori nostri, stranieri adottati o da smerciare. Trionfo di forzieri svaligiati e paradisi fiscali, un po’ meno del pallone qualità. Tanta Little Italy in tutti i sensi. Ma da quelle parti sono abituati al rischio ed allora quando Alessandro Moggi o Oscar Damiani si presentano ai padroni del calcio monegasco non c’è un fuggi fuggi, ma un elegante: prego s’accomodi, e vediamo cosa ci offre. Bobo Vieri e Marco Di Vaio sono gli ultimi arrivati. E se a Monaco non fossero di bocca buona , ci sarebbe da storcere il naso. Come forse avrà fatto Guidolin.
L’anno scorso era arrivato Kallon direttamente dall’Inter: 6,5 milioni di euro per averlo, un solo anno per lasciarlo partire alla volta degli Emirati Arabi. Direte: per la squadra che ha avuto Trezeguet, Weah, Djorkaeff, il leoncino africano era poca cosa. A Monaco è approdato anche Marco Simone, anno di grazia 1999: soggiorno inizialmente idilliaco (vinse il campionato nel 2000), poi devastante per i rapporti burrascosi con Didier Deschamps. Simone lasciò defnitivamente il Principato nel 2003, con annesso forziere personale. Stesso film visto con Panucci che arrivo nel gennaio 2001 e se ne andò a settembre dopo, litigio col solito Deschamps, senza lasciar traccia se non sul suo conto corrente. Nell’estate del 2001 arrivarono anche Oliver Bierhoff e Vladimir Jugovic, ma fu un un bello svernare rispettivamente per uno e due anni. Prima di loro ci fu Mark Hateley, il bombardiere inglese che fece sognare i tifosi del Milan: lasciò Milano, passò un anno in patria ed infine approdò alla bella vita del Principato. E così Jurgen Klinsmann che oggi fa il ct, ma allora faceva più successo per la Volkswagen gialla, per il soprannome («pantegana bionda») conquistato a Milano e per i gol che sbagliava. In compenso quest’anno, dall’Inter, non è arrivato Van der Meyde, che non ha trovato una fattoria di suo gusto dove abitare. Una fortuna per i tifosi francesi.
Recentemente è arrivato Joseph Oshadogan, difensore cresciuto a Foggia, arrivato nel 2003 da Cosenza e ripartito anonimo com’era. Ora se la passa male Ernesto Chevanton, investimento da 10 milioni di euro arrivato da Lecce, ma sempre in infermeria. In Italia l’uruguayano segnava gol, stava bene e faceva invidia. A Monaco ha preso il virus dell’infortunato: la settimana scorsa è stato operato al menisco del ginocchio destro ed ha già telefonato ai suoi amici pugliesi, chiedendo di essere «rimpatriato».
Insomma il clan dei bidoni e delle bidonature è ampio. Ma non manca l’eccezione alla regola (quasi regola). Un giorno Oscar Damiani propose il suo quarto di credibiltà sul nome di Flavio Roma, portierino tenuto fra le terze linee in Italia. Roma arrivò nel Principato nel 2001 ed oggi è uno dei più stimati portieri della Francia e d’Europa, tanto da trovar posto pure in azzurro. Peccato che la buona stella abbia girato la faccia dall’altra parte. Da meta agosto il nostro non gioca più, causa un’operazione all’ernia inguinale. Poveretto, come prendere il pieno alla roulette, ma poi scoprire che la tasca si è bucata.