Dopo Montecarlo la casa ai Parioli: "An ha buttato via milioni di euro"

L’ex senatore di An, Ettore Bucciero, denuncia il caso di un altro immobile di pregio
ereditato dalla contessa Colleoni

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Montecarlo, e non solo. Alleanza nazionale presieduta da Gianfranco Fini ha avuto in mano, in questi anni, un appartamento situato in una delle zone più esclusive di Roma. Invece di affittarlo o venderlo (oggi vale minimo due milioni di euro) lo ha abbandonato a se stesso facendo perdere al partito una montagna di soldi. Milioni di euro. L’immobile rientrava nella donazione della contessa Anna Maria Colleoni al partito di via della Scrofa, e faceva parte del medesimo «stock» della casa del Principato in uso al cognato del presidente della Camera, Giancarlo Tulliani. Di questo locale ambitissimo, e delle «perdite» economiche, parla al Giornale Ettore Bucciero, ex senatore barese di An, che dopo aver seguito la vicenda monegasca dei Tullianos, ha deciso di raccontare quest’altra stupefacente storia immobiliare con protagonisti i «soliti noti». Una storia che s’intreccia, giust’appunto, con quella dell’appartamento in Boulevard Princesse Charlotte 14 e che spiegherebbe anche perché l’ex tesoriere di An, Francesco Pontone, avrebbe rilasciato false dichiarazioni ai pm romani raccontando di essere entrato nella casa di Montecarlo quando molti altri testimoni, sempre a verbale, l’hanno brutalmente smentito.
Cominciamo dall’inizio. L’immobile romano di cui parla Bucciero si trova ai Parioli, nell’elegante via Paisiello. È grande: 13 vani, quasi 300 metri calpestabili. Valore al metro quadro: 8-10mila euro, mentre per l’affitto, una casa così, cinque agenzie immobiliari della zona consultate dal Giornale stimano - per difetto - una cifra vicina ai 6-7 mila euro al mese. Moltiplicati per nove anni fanno un cifra di tutto rispetto che An non ha mai incassato perché, tranne che per un primo, breve periodo, quella casa è rimasta lì, ferma, abbandonata per anni, com’è tutt’ora. «Ricordo che gli inquilini restarono lì ancora qualche mese - dice il senatore Pdl Antonio Caruso - poi non rinnovarono e lasciarono l’immobile. Provai a piazzarci la sede legale e di rappresentanza del Pdl ma nel partito mi dissero che non era possibile perché era in cattive condizioni». La solita, bizzarra, scusa. Come a Montecarlo. Il partito non vende perché le mura sono sporche e il parquet è saltato qua è là. «Nell’elenco delle prossime cose da fare - prosegue Caruso - il senatore Franco Mugnai (successore di Pontone al comitato di gestione, ndr) ha in cantiere proprio la soluzione dell’inutilizzata abitazione via Paisiello che è ancora a bilancio». Bucciero la prende alla lontana: «Quando morì la Colleoni andai con Pontone a prendere possesso della casa di via Paisiello, su due piani, ai Parioli. Un appartamento bellissimo. La casa, quando entrammo, era abbandonata a se stessa nonostante fosse stata abitata fino a poco tempo prima. Ricordo che invitai l’autista del partito, Benito, a rimediare un paio di guanti in lattice per sollevare documento e fotografie. La contessa ci campava bene con quell’affitto. Ero interessato a vedere se tra i ricordi della contessa vi fossero foto o scritti del partito - insiste Bucciero - perché era mia intenzione scrivere un libro sulla storia del nostro movimento».
Scoppiato il caso dell’immobile di Montecarlo («che Pontone mi impedì di andare a vedere nonostante le mie ripetute insistenze») Bucciero apprese «con rammarico» che anche la casa di via Paisiello era stata gestite male: «Nessuno ha approfondito il danno che gli amministratori del partito hanno fatto al partito stesso, evitando di affittare o vendere quell’immobile. Trecento metri quadrati a 10mila euro al metro, ma facciamo anche la metà, avrebbero fruttato fior di quattrini. Dopo Montecarlo, un’altra stranezza».
Bucciero non nasconde di essere rimasto sorpreso dal comportamento passato e presente di Pontone: «Non capisco perché non l’ha venduto come ha venduto tutto il resto dell’eredità Colleoni, Montecarlo esclusa. Non capisco perché, nel 2006, dei “vecchi” il partito salvò soltanto lui e costrinse gente come me, che aveva avuto il record delle preferenze, di destra e di sinistra, a lasciare spazio ai “giovani”. Non capisco perché ha detto di essere entrato nella casa di Montecarlo con il senatore Caruso, quando questo non è risultato vero. Non capisco, dunque, perché ha parlato di casa fatiscente non avendoci mai messo piede dentro. Forse, chissà, ha mischiato i ricordi di via Paisiello con quelli, riferiti da altri, di Montecarlo. Non capisco perché si comporti così, lui che è sempre stata una bravissima, onesta, e retta persona».
(ha collaborato Luca Rocca)