Montecarlo, dal progetto della cucina al prezzo: on line tutti i documenti che smentiscono Fini

Ecco le fatture dei mobili acquistati dalla Tulliani: <strong><a href="/fotogallery/casa_montecarlo_ecco_documenti_che_smentiscono_fini/documenti-fini/id=2277-foto=1-slideshow=0">le carte</a></strong>. L'ordinazione dei mobili è dell'inizio del 2010. <strong><a href="/interni/ho_visto_fini_e_tulliani_fare_progetto_designer/14-08-2010/articolo-id=466978-page=0-comments=1">Il testimone: &quot;Fini era al tavolo con l'arredatore&quot;</a></strong>. Il mobilificio non cura il trasporto, ma la compravendita c'è. <strong><a href="/interni/il_centro_arredi_porte_roma/14-08-2010/articolo-id=466980-page=0-comments=1">Ecco l'arredatore al centro di Roma</a></strong>. Campagna &quot;Fini dimettiti&quot;: <strong><a href="/web/pdf/viafini.pdf">aderisci</a></strong>

Tutto comincia con un nuovo annuncio di querela da parte di Gianfranco Fini. Dopo aver letto sul Giornale che l’anno scorso in almeno due occasioni aveva accompagnato Elisabetta Tulliani in un grande negozio di mobili, dove la sua compagna stava comprando l’arredamento per la casa di Montecarlo, il portavoce del presidente della Camera parla di «ennesima dimostrazione di un delirio diffamatorio», di «ricostruzioni fantasiose basate su improbabili racconti di personaggi che si celano dietro l’anonimato». A condire il tutto, appunto, l’annuncio di una querela che non guasta mai.

Peccato che la replica allo sfogo finiano da parte del Giornale non tardi ad arrivare: «In merito alla querela annunciata da Gianfranco Fini, la direzione del giornale conferma il contenuto dell’articolo pubblicato oggi (ieri, ndr): “Fini e signora comprarono i mobili della casa di Montecarlo” e annuncia che sull’edizione di domani (oggi, ndr) pubblicherà fatture, contratti e nome e cognome dei testimoni». Detto, fatto. Quanto promesso lo trovate su queste pagine.

Testimoni non anonimi che raccontano quello che hanno visto, che ricordano cosa accadeva in quel negozio di mobili alle porte di Roma nell’arco dell’anno passato, dove Elisabetta Tulliani si vedeva spesso e Fini almeno due volte. Mica in segreto, alla luce del sole. Testimoni che ricordano come si cercasse uno spedizioniere che portasse «all’estero», oltre ai mobili, anche materiali per ristrutturazioni. E poi fatture e progetti relativi a uno degli ambienti arredati, che portano la data dell’inizio di quest’anno. In coincidenza temporale con quanto affermato da chi si occupò dei lavori di ristrutturazione dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, 14, nel Principato di Monaco. Ossia Stefano Garzelli della Tecab, che a questo quotidiano aveva già raccontato lo scorso 30 luglio di «un legame» tra Giancarlo Tulliani e la società off-shore Timara Limited, proprietaria della casa, poiché il «cognato» di Fini avrebbe seguito personalmente i lavori, che sarebbero cominciati nel 2009 e finiti «sei-otto mesi dopo», ossia «qualche mese fa, parliamo di quest’anno».

Più che «ricostruzioni fantasiose», insomma, ristrutturazioni reali. Tanto che anche la «rettifica» inviata dal centro arredamenti nel pomeriggio non ha proprio l’aria della secca smentita. «La società Castellucci Maria Teresa, con esercizio in Roma via Aurelia Km 13,400, in relazione alle notizie di stampa apparse su alcuni quotidiani precisa di non aver mai effettuato trasporto o montaggio di mobili acquistati presso il proprio esercizio da Roma a Montecarlo, nell’interesse di Elisabetta Tulliani o suoi familiari o dell’onorevole Fini». Una precisazione che il Giornale aveva già anticipato ieri, raccontando sia la «risposta standard» del negozio («la nostra azienda non ha fatto consegne o spedizioni per conto di Fini a Montecarlo») che l’«interpretazione» da parte del testimone: «A quel punto l’azienda cominciò a mettersi in moto per trovare uno spedizioniere disposto a curare un trasporto, delicato e riservato, a Montecarlo». Perché, come detto, non c’erano solo mobili e cucina da spedire oltreconfine, ma anche appunto alcuni materiali per la ristrutturazione. Tanto da consigliare l’uso di un trasportatore con mezzi più adeguati. E lo sfogo del titolare del negozio non cambia il senso di una virgola: «Un conto è sostenere che il presidente Fini, o i suoi famigliari, sono stati in passato nostri clienti, un altro è dire che per loro conto abbiamo portato dei mobili a Montecarlo, cosa che non è assolutamente vera». Quel che conta è se il passato era remoto o prossimo. E dove, adesso, si trovano quei mobili.