Montecarlo, quelle e-mail su Corallo che smontano il teorema di Santoro

<em>Annozero</em> e <em>Repubblica</em> avevano chiamato in causa il titolare della Farnesina. Ma il ministro Frattini non c’entra. <strong><a href="/interni/montecarlo_giallo_dellestate/montecarlo-casa_an-fini-tulliani-pontone-boulevard_princesse_charlotte-off_shore/12-10-2010/articolo-id=479621-page=0-comments=1">E' il giallo dell'estate
</a></strong>

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Oggi la famigerata «fabbrica del fango» del Giornale affronta il «dossier Corallo-Farnesina», nell’occasione assemblato non dai «segugi» di questo quotidiano, ma da eccellenti colleghi di Repubblica e Annozero. La vicenda, che riguarda le presunte pressioni della Farnesina per «promuovere» console onorario a Saint Marteen il capo del gruppo Atlantis Francesco Corallo, è stata raccontata per la prima volta sulle pagine di Repubblica l’8 ottobre, giorno in cui anche il programma tv di Santoro ha affrontato la stessa, identica, questione.

RACCOMANDAZIONI MOLTO DIPLOMATICHE
Ossia che tra Roma e il consolato italiano a Miami vi fosse stato, in primavera, uno scambio di e-mail finalizzato a quella nomina per Corallo, con tanto di ipotesi di link con Montecarlo, poiché il broker James Walfenzao, protagonista diretto dell’affaire immobiliare monegasco, è anche titolare per conto di Corallo di una fiduciaria che controlla parte del gruppo Atlantis dove ha lavorato anche Giancarlo Lanna, membro del comitato esecutivo della fondazione finiana FareFuturo. Ma a che pro il ministero degli Esteri, guidato da Franco Frattini, avrebbe dovuto sponsorizzare l’imprenditore italo-caraibico? In realtà il ruolo di Frattini appare inesistente. Non solo, come lo stesso ministro ha ribadito in una nota, perché «la nomina dei consoli onorari non avviene su designazione del ministro degli Esteri, il quale non ne firma neppure la nomina». Ma anche perché tra i personaggi coinvolti nell’«ipotesi» Corallo-console ve n’è semmai più d’uno considerato collegabile all’ex inquilino della Farnesina, Gianfranco Fini. A cominciare dal potente segretario generale del ministero, Giampiero Massolo, che nel 2004 fu capo di gabinetto agli Esteri proprio con l’attuale presidente della Camera.

«CARO CONSOLE ROCCA CHE NE PENSI DELLA NOMINA?»
E proprio dalla segreteria particolare di Massolo partono le mail per Miami. Il Giornale è in grado di rivelarne il contenuto. La prima è del 7 maggio scorso. Testuale: «Caro Marco, cara Sarah (il primo è Rocca, il console a Miami, la seconda una diplomatica italiana, ndr), è stata sottoposta al segretario generale l’aspirazione del signor Francesco Corallo a candidato quale console onorario a Philipsburg, capoluogo olandese dell’isola di Saint Marteen, nelle Antille Olandesi. Sarebbe opportuno al riguardo avere vostri elementi di massima per poter preparare una risposta. Allego sintesi della questione sulla base delle informazioni raccolte (...)». Se l’aspirazione del signor Corallo è chiarissima, non è invece chiaro attraverso quali canali la «segnalazione» del suo nominativo arrivi alla segreteria generale della Farnesina. Chi la sponsorizzi, insomma. E perché. Abbiamo chiesto conto a Massolo, ma anziché rispondere a domande che riguardavano il suo ufficio, ha delegato a parlare il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari. Che all’interrogativo clou (chi ha segnalato Corallo al segretario generale?) non ha saputo/potuto rispondere: «È tutto spiegato nel comunicato dove si dice che è stata fatta solo una pre-istruttoria, ma non è iniziata nemmeno una procedura, una sorta di sondaggio informale. La segnalazione a Massolo? Rileva quanto può rilevare, segnalazioni di questo tipo ne arrivano a bizzeffe, e comunque non lo so, non sono in grado, non so che dire...».

Torniamo allo scambio di e-mail. Letta la posta elettronica, il console Rocca salta sulla sedia. È lui stesso a descrivere la sua reazione nella risposta del 10 maggio. «Venerdì scorso, quando ho letto la tua e-mail, ho fatto un mezzo salto sulla sedia. Perché ancora mi ricordavo dal mio precedente incarico a Miami (1992/96) che un tale Corallo di Saint Marteen era a suo tempo ricercato dalla giustizia italiana (...)».

«QUANDO HO LETTO LA LETTERA SONO CADUTO DALLA SEDIA»
(...) «Sono andato a controllare il fascicolo e in effetti mi ricordavo bene. Gaetano Corallo, padre del Francesco Corallo che è stato segnalato al segretario generale, era nel 1990 ricercato in campo internazionale, in base ad un mandato di cattura internazionale del Tribunale di Milano per associazione per delinquere di tipo mafioso. Il nostro ministero di Grazia e giustizia aveva chiesto all’ambasciata a Washington di cercare di ottenere l’estradizione di Corallo, definito “pericolosissimo ricercato”. Non risulta dal fascicolo - prosegue il console nella e-mail di replica - se Corallo sia stato estradato in Italia. Risulta solo che sempre nel ’90 presentò un appello contro la sentenza del Tribunale di Milano. Sul conto di Francesco Corallo, figlio di Gaetano, non risultano precedenti negativi, ma con una storia familiare, ancorché non personale, come quella sopra descritta, non mi sembrerebbe il migliore candidato per un incarico a console onorario».

Insomma, la segnalazione non trova una buona accoglienza oltreoceano, con il console Rocca che ritiene evidentemente non opportuno procedere alla nomina per via del padre. Che, per la cronaca, è stato sì condannato per associazione per delinquere, ma senza l’aggravante mafiosa, come ricordato da Gaetano Corallo al Giornale il 29 settembre.

Il carteggio però non si esaurisce. Seguono almeno altre due e-mail, nelle quali l’ufficio del segretario generale prima ringrazia Rocca «per la tempestiva e chiara risposta», poi pone altri quesiti sull’opportunità, più in generale, di procedere comunque alla creazione di un nuovo console a Saint Marteen, centro degli interessi caraibici di Corallo. Proprio in uno dei ristoranti dei casinò di Corallo a Saint Marteen nel 2004 trascorse una serata Gianfranco Fini, accompagnato da una «delegazione informale» (amichevole) dell’allora Alleanza nazionale. È a questo punto che si innesca il racconto di Repubblica e di Annozero. Secondo i quali la faccenda prosegue con contorni da spy story. Dopo il primo diniego di Rocca, infatti, la jeep del console avrebbe preso misteriosamente fuoco mentre la guidava la moglie, scampata per miracolo al rogo.

L’INCHIESTA PARALLELA A QUELLA DI MONTECARLO
Secondo Repubblica seguono anche minacce telefoniche alla feluca, che precedono l’invio dalla Farnesina di un secondo «sollecito» per la nomina a console di Corallo. Rocca rifiuterebbe anche stavolta, ma alla Farnesina non risulterebbe alcuna e-mail inviata a giugno. «La questione si è chiusa con quel primo scambio di missive», spiega al Giornale una fonte ministeriale. Per la Farnesina la questione è chiusa. Per la Procura di Roma, invece, sarebbe appena aperta. A piazzale Clodio, sempre secondo Repubblica, alla vicenda sarebbe stato dedicato un fascicolo d’indagine, parallelo a quello sull’affaire immobiliare di Montecarlo. E sulla (mancata) nomina di Corallo a console onorario, ci sarebbe persino un rapporto della Dea, passato ai magistrati italiani tramite Interpol.