Montepaschi anno zero: Siena volta pagina con o senza i soci privati

Dopo Bnl, la banca si prepara al rinnovo di Fondazione e cda. Di fronte al nuovo corso cresce l’irritazione di Caltagirone e Gnutti

Marcello Zacché

da Milano

Nel giro di una decina di mesi il Monte dei Paschi non sarà più lo stesso. Le scadenze che attendono banca e città di Siena (legate a doppio filo da 500 anni) cambieranno assetti ed equilibri. Il «la» lo ha dato l’operazione avviata nei giorni scorsi per cedere il 4,5% della Bnl. Una quota che aveva condizionato gli ultimi 6 anni della banca senese.
Ora, «libero della zavorra» di Bnl (come ama chiamarla il presidente della Fondazione Mps Giuseppe Mussari, primo socio della banca), il Monte si avvia alla scrittura di un nuovo piano industriale. Che, nelle intenzioni dello stesso Mussari, dovrebbe prevedere un amministratore delegato forte alla guida di una banca che si proponga di crescere aggregando piccoli e medi istituti, magari cooperativi (e magari anche esteri), simili per Dna alla vocazione «artigianale» di Mps. Una prospettiva ben diversa sia dall’era De Bustis, il direttore generale che lavorava per il matrimonio con Bnl, sia da quella attuale, che poteva portare a un matrimonio importante (di nuovo con Bnl o con Antonveneta) anche grazie ai privati (Caltagirone e Gnutti), entrati nel 2003. Per questo la presenza dei due imprenditori non senesi, già rivoluzionaria ai tempi, potrebbe essere rivista. Non subito, ma nel tempo.
Entrati in Mps puntando sulla crescita, i due sono ora al bivio. Gnutti è impegnato a Lodi, dove è protagonista dell’Opas su Antonveneta, Caltagirone a Roma, nella battaglia per Bnl, mentre Mps è fuori da entrambe le partite. Se uscissero avrebbero entrambi una forte plusvalenza. Per l’editore romano il suo 5% vale oggi intorno ai 440 milioni e incorpora un guadagno nell’ordine dei 100 milioni. Mentre il 2,4% di Gnutti gli garantirebbe una plusvalenza di 60 milioni su un valore di 210. Se invece la proposta di normativa che congela al 30% i voti della Fondazione dovesse andare avanti, la presenza dei privati potrebbe assumere tutta un’altra valenza. Ma anche in questo caso andrebbe rivista.
Il futuro della banca nascerà dalla dialettica dei prossimi giorni e mesi. Dopo il Palio della Madonna di Provenzano del 2 luglio, Comune e Provincia indicheranno rispettivamente 8 e 5 dei 13 consiglieri della Fondazione in scadenza. Mentre vescovo, rettore e governatore della Regione indicheranno gli ultimi 3. Poi sarà nominato il presidente, che dovrebbe essere ancora Mussari, per altri 4 anni. Ma la dialettica di cui sopra non esclude sorprese, se non altro perché la conferma di Mussari implicherebbe la condivisione della linea condotta fin qui dal primo azionista, nemico numero uno dell’operazione Bnl anche a costo di mettersi contro Unipol e il vertice romano dei Ds, partito di riferimento degli enti locali. Un ribaltone sarebbe però una sconfessione esplicita e per questo non sembra granché probabile.
Semmai Mussari potrebbe lasciare a primavera. Ma per trasferirsi alla presidenza della banca. L’intero cda è infatti in scadenza e il prossimo sarà quello che gestirà il cambiamento. Con o senza i privati.

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