Il montepremi dell’ippica dimezzato in un decennio

Si è tanto parlato e scritto, anche se ancora non siamo al traguardo formale, dell’ormai «mitico» traguardo dei duecentoventimilioni di euro per il montepremi dell’ippica di casa nostra. Questo risultato sarebbe stato conseguito sostanzialmente attraverso alcuni marchingegni contabili, sui quali mi sono soffermato più di una volta su queste colonne, ma non è di questo che vorrei parlare adesso.
Ho definito «mitico» questo risultato, perché a forza di parlare di pioggia è arrivata la bufera. Almeno così a me pare. Gridare al miracolo, come alcuni stanno facendo, per il raggiungimento di questo livello di montepremi lo definirei eccessivo, quando solo pochi anni fa, non nel medioevo, nell’era del controverso avvocato Angelo Pettinari, ex presidente dell’Unire, eravamo a quasi trecentomilioni di euro. È passato meno di un decennio, se non vado errato, e oggi noi ippici dovremmo essere felici e gaudenti di avere praticamente la metà, considerando l’inflazione, di ciò che avevamo. Dovremo fare di necessità virtù, bene, ma in sostanza cosa dovremmo fare? Il commissario Guido Melzi d’Eril deve dare un segno di vita che sino ad ora è quasi mancato completamente e ci siamo già «fumati» otto mesi. Aveva cominciato a esternare programmi di riduzione delle corse, qualificazione degli ippodromi, trasparenza e chi più ne ha più ne metta, ma ad oggi si è visto poco o nulla. Il calendario delle corse ha cadenza settimanale; la riduzione del numero delle giornate di corse è rimasto praticamente lettera morta, come del resto la razionalizzazione e qualificazione delle stesse, ai fini di una maggiore produttività. Un intervento significativo c’è stato: l’aumento della dotazione di alcuni grandi premi aperti agli stranieri che, se fossero stati invece ridotti, di quanto percentualmente sarà ridotto il montepremi, e non incrementati come è stato fatto, non avrebbero minimamente modificato la loro fisionomia e la partecipazione di cavalli stranieri.
Mi pare di avere letto che presto sarà presentato il calendario definitivo 2007 ed anche quello del 2008, ma non sarà una promessa sopra le righe, visti i precedenti? L’Unire faccia uno sforzo e presenti il calendario di 7 mesi, per completare la fine dell’anno e da qui si potrà cominciare a capire dove stiamo andando.
Una vocina maligna mi ha anticipato che nel calendario classico del trotto saranno abolite o ridotte le corse riservate alle femmine. Semplicemente scandaloso, se così fosse.
Al di là dei battibecchi tra gente che tutto sommato ama l’ippica come l’amo io e tanti altri è ora che l’Unire della nuova gestione faccia sentire la sua voce in maniera ufficiale e non per interposta persona come di fatto sta avvenendo da mesi a questa parte. Una cravatta in un mercatino può costare cinque euro, da Marinella a Napoli ne costa non meno di 150: una differenza ci dovrà pur essere. In ragione di questo assunto, sarebbe utile che tutti venissimo a conoscenza dell'emolumento che verrà pagato dall'Unire a Maurizio Matti - ex presidente esecutivo di una branca di guidatori trotto ed ora consulente dell’ente pubblico - dal momento che il sito Internet di cui Mattii era l’anima sino a ieri, ha «ufficializzato» la nomina. Tanto per comprendere se ci si deve aspettare una collaborazione da cravatta da mercato o da Marinella.
*Consigliere dell’Anact (associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)