Monterotondo Oltre 700 i giovani che si sfidano al Trofeo Csen di judo

Saranno oltre settecento i giovani atleti che oggi e domani si affronteranno sul “tatami”, (tappeto elastico), del Palasport di Monterotondo, per l’8° Trofeo nazionale di Judo intitolato alla cittadina laziale. La manifestazione, organizzata dal Centro Sportivo Educativo Nazionale, (Csen), si inserisce in un momento in cui tutto il potenziale educativo di quest’arte marziale sta tornando alla ribalta. «Il migliore uso dell’energia»; «Noi e gli altri, insieme per progredire»: questi i due comandamenti di Jigoro Kano, il maestro giapponese che nel 1880 inventò il Judo, (in italiano, “via dell’adattabilità”). Non a caso, il ministro Giorgia Meloni, presentando il disegno di legge sui Villaggi della gioventù, ha citato l’esperienza del grande judoka Pino Maddaloni che, in una realtà-limite come quella di Scampìa, a Napoli, ha fondato una palestra che raccoglie migliaia di ragazzi strappandoli alla droga e alla criminalità. «Nel mio piccolo - racconta Franco Penna, C.T. dello Csen per le arti marziali - ho vissuto i miracoli operati da questa disciplina in un quartiere “difficile” come quello di Tor Bella Monaca. Ragazzi che erano sulla strada della droga, si sono appassionati al judo, entrando poi nei gruppi sportivi militari; altri hanno ripreso a studiare e ora sono fisioterapisti».
Nel judo, l’educazione e il rispetto per l’avversario sono principi che vengono inculcati a fondo, assieme a coraggio, sincerità, onore, amicizia, modestia e autocontrollo. Censurato nel dopoguerra in Giappone, dagli americani che lo ritenevano strumento della propaganda bellica imperiale, venne totalmente riabilitato, fino a diventare sport olimpico nel 1964. Dopo Seul, (1988), questa disciplina aveva raggiunto in Italia una grande popolarità, scalzando la lotta greco-romana. A Roma si cominciò a praticarlo in moltissime palestre, anche storiche, da cui uscirono campioni del calibro di Felice Mariani. Poi, la nuova moda del kick boxing e del full contact, di origine americana, prese il sopravvento, lasciando per strada quell’insistenza sulla formazione etico-sportiva, tipicamente orientale.