Montesano: non dimostro i miei 60

da Roma

«Sessant’anni. Ma non li dimostro!». Enrico Montesano parla così del suo compleanno che festeggerà domani. «Il problema è che appartengo alla generazione atomica, quelli nati nel '45. Se non siamo generazione atomica noi, nati in giugno, che ci siamo beccati il nuvolone della prima bomba atomica. E poi, per paura che non ci facesse effetto, ci hanno fatto anche il richiamo sganciando la seconda! Due belle nubi radioattive».
Un compleanno tra teatro, tv e cinema, senza mai perdere l’ironia e il sarcasmo. Nato a Roma, Montesano può essere considerato figlio, o meglio, nipote d’arte: la vocazione per lo spettacolo ha infatti saltato una generazione, passando dal nonno, direttore d'orchestra, a lui. Nel 1966 il debutto con un testo di Vittorio Metz al piccolo Teatro Goldoni come attore imitatore nella commedia Humor Nero. Nel ’67-68 inizia la sua attività di cabaret al «Puff», piccolo teatro di Trastevere. Poi il passaggio al Bagaglino, tempio del cabaret romano, assieme a Gabriella Ferri e il debutto in tv con la firma di Castellano e Pipolo nel varietà Che domenica, amici, in onda nel '68 diretto da Vito Molinari.
Nello stesso periodo Montesano inizia anche la sua attività cinematografica con un trittico realizzato per Dino De Laurentiis e recitato al fianco di Alighiero Noschese. Tra i film più noti della sua carriera, Aragosta a colazione, Il ladrone, Qua la mano, Il conte Tacchia, Più bello di così si muore, Febbre da cavallo e I due carabinieri. A confermare il successo sancito in Italia arrivano tre David di Donatello e un premio Sandro Giovannini come migliore attore dell’anno. Al teatro spopola nel ’78-79 con Rugantino e, poi con Bravo. In Rai ha grande successo con altri varietà come Dove sta Zazà e Mazzabubù con la Ferri e, nel 1977, Quantunque io. Negli anni Ottanta ottiene successo a teatro con Se il tempo fosse un gambero e, nella stagione ’88-89 conduce, con Anna Oxa, Fantastico. Poi ancora molto teatro e poca tv: con qualche successo, come la fiction Pazza famiglia, e un flop, l’edizione ’97 di Fantastico intitolata Fantastico Enrico, abbandonata tra le polemiche.