Montezemolo: «Abu Dhabi sarà la nostra Maranello 2»

da Abu Dhabi

Luca di Montezemolo ha posato sull’isola di Yas, ad Abu Dhabi, la capitale degli Emirati arabi uniti, la prima pietra del nascente parco tematico Ferrari che sarà concluso entro il 2009, in occasione dell’inaugurazione dell’annessa pista di Formula 1 in cui tra due anni si correrà il primo Gran Premio. Il presidente della Ferrari, con i dirigenti della Aldar, la società del fondo Mubadala, proprietaria di una quota di minoranza (5%) dell’industria di Maranello, ha fatto un’operazione simbolica: dentro una «capsula del tempo», uno scrigno di marmo nero, ha inserito un pistone di un bolide di Maranello e i rotoli con i disegni del parco. La capsula è stata chiusa e inserita nel terreno, e sarà riaperta solo quando la Ferrari compirà 100 anni, nel 2047. La cerimonia si è svolta alla presenza dell’ambasciatore d’Italia, Paolo Dionisi. Più di 20mila operai, 800 ingegneri lavoreranno su tre turni, 24 ore al giorno, per la costruzione del parco il cui investimento iniziale è di 2,5 milioni di dollari (di 600 milioni quello complessivo). Il parco sarà un viaggio nel tempo, dalle origini al futuro della Ferrari, con un fortissimo contenuto di tecnologia (è previsto l’ottovolante più veloce del mondo, oltre a hotel, ristoranti, negozi, simulatori e un museo), per mostrare ai visitatori il percorso che porta alla costruzione delle vetture e delle monoposto di F1.
«Il parco - ha commentato Montezemolo - avrà molta tecnologia e tanta elettronica: sarà la nostra seconda sede dopo Maranello e i visitatori vedranno in modo straordinario come si lavora nella casa del Cavallino. È la prima volta che la Ferrari fa un parco tematico. Avevamo avuto varie offerte, anche da Las Vegas, ma abbiamo scelto Abu Dhabi, conoscendo la serietà e anche la capacità di questi nostri partner. Non escludiamo, in futuro, di poter fare un altro parco nel mondo, ma non abbiamo ancora deciso dove. Per noi questo è un progetto importante. Abbina il nome della Ferrari alla globalizzazione, a un mondo che cambia».