Montezemolo ai box: "Non entro in politica"

Il presidente della Ferrari non scende in campo ma continua a parlare di politica: "La crisi di governo? Un cinepanettone ai titoli di coda". Ma dice no all'ipotesi di elezioni anticipate: "Meglio la fiducia"

Roma - Vista la situazione, Luca Cordero di Montezemolo preferisce restare alla finestra. Lascerà che la politica faccia il suo corso e, almeno per un po’, non prenderà parte a quello che, con una metafora poco lusinghiera, ha definito un cinepanettone ai titoli di coda, un ciclo che sta per finire. Farà a suo modo politica, ma dal pit stop di Italia futura, la sua fondazione.

Il palco scelto per annunciare il suo disimpegno è la trasmissione Che tempo che fa della Rai, condotta da Fabio Fazio. «Non intendo fondare un partito, né entrare in un partito qualora ci fossero le elezioni», ha assicurato. «Se per impegno politico si intende un nuovo partito, dico di no, diverso è l’impegno civile e politico non partitico». Di quello Montezemolo non ne ha abbastanza. E si capisce che non si occuperà solo delle iniziative della fondazione come quella di mercoledì prossimo sull’occupazione giovanile. Dirà la sua spesso, e per il momento si è già espresso sulle elezioni: «Come cittadino spero non ci siano, non è possibile avere un’elezione ogni due anni». Sulla legge elettorale, che non gli piace. E anche sul destino della legislatura: «Auspico che il governo ottenga la fiducia, governi e sia poi giudicato dai cittadini per quello che ha fatto».

Quella di Montezemolo non è una mezza adesione né al centrodestra né al centrosinistra. Riconosce che nel governo ci sono «ministri e persone capaci, di qualità», ricorda che negli ultimi anni si sono alternati esecutivi di entrambi gli schieramenti, rivela che la politica di oggi non gli piace in genere, ma si dice «esterrefatto» dal fatto che il governo in carica non sia riuscito a cambiare il Paese nonostante l’ampia maggioranza. E spiega che servono decisioni per non creare ancora più distacco tra gli italiani e la loro classe politica. «Bisogna tagliare, per esempio, le spese inutili. Sono cose né di destra né di sinistra. Non vorrei che prevalesse l’atteggiamento di non votare per dire mandiamoli a casa tutti. Il rischio c’è».

In generale il presidente della Ferrari, e della nuova società di trasporto ferroviario ad alta velocità Ntv, è sicuro che la politica sia «alla fine di un grande ciclo». Come «un cinepanettone arrivato ai titoli di coda. Ci sono gli stessi attori, ma è cambiato il nome dei partiti». Un ciclo che sta terminando e che non è positivo: «Il paese è peggiorato». Meglio quindi aspettare il prossimo giro.
Questa volta sembra un désengagement vero, comunque non una presa di posizione terzista. Scelta probabilmente facilitata dal fatto che dentro il centro che guarda a destra, spazio politico naturale di Montezemolo, i giochi si sono complicati: il fioretto tra Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini non lascia spazio a un terzo attore. Ma se la legislatura dovesse andare avanti, gli altri due generali centristi potrebbero logorarsi e quindi si aprirebbero nuovi spazi.

Cosa farà dopo e fino a quando non si impegnerà in politica, Montezemolo non l’ha detto. Il suo ufficio stampa ha addirittura corretto alcune agenzie stampa che avevano interpretato le sue parole come la rinuncia alla politica «per due anni», precisando che «il presidente della Ferrari non ha indicato alcuna scadenza temporale».
La ricetta montezemoliana per il momento non cambia. «Siamo pieni di eccellenze e ci sono tante cose importanti da fare. Mettiamocela tutta noi». Fare squadra, è un motto che rimane attuale. «Se imparassimo a fare squadra non ce ne sarebbe più per nessuno, l’Italia potrebbe vincere tutti i campionati».

Degli scontri verbali con la Lega non rimane traccia, se non in una risposta ironica alla richiesta di dimissioni avanzata dal ministro Roberto Calderoli dopo la sconfitta della Ferrari: «Quando dei grandi statisti, di statura internazionale, parlano mi hanno insegnato che è meglio non rispondere». Però la responsabilità della sconfitta al mondiale se la prende interamente. «È colpa mia, in quanto presidente della Ferrari. Sabato sera eravamo convinti che avremmo vinto. È stato come quando nel calcio si sbaglia un rigore all’ultimo. Nel calcio si direbbe che abbiamo avuto paura di vincere e credo sia successo così» ha spiegato Montezemolo. Ma non stava parlando di politica.