Montezemolo attacca Prodi: «Un’ingerenza desolante»

Il «Wall Street Journal»: almeno sei investitori interessati alla compagnia. Il titolo in calo (-2%). Male anche Pirelli (-3,3%)

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Registrare ancora negli anni 2000 una invadenza del pubblico in economia, che speravamo di esserci lasciati alle spalle, è certamente desolante». Venerdì 22 settembre 2006, mancano pochi minuti alle 11. Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, apre il convegno del Centro studi di Viale dell’Astronomia nel quale proporrà un nuovo patto per il rilancio del sistema-Paese con il consueto affondo contro lo statalismo strisciante in materia economica.
Si tratta di uno dei cavalli di battaglia del leader degli imprenditori. Apparentemente non ci sarebbe nulla di nuovo. Se non fosse per un inciso nel suo discorso. Montezemolo è abituato a parlare a braccio e nel testo, che funge da canovaccio, inserisce spesso le proprie personali sottolineature. «I segnali degli ultimi giorni che riguardano un’impresa italiana devono far riflettere». Poche parole ma significative.
A Luca Cordero di Montezemolo le interferenze del presidente del Consiglio, Romano Prodi, e del suo braccio destro Angelo Rovati nel progetto di scissione del gruppo Telecom Italia non sono proprio andate giù. Le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, imprenditore che in passato è stato animatore delle iniziative confindustriali, sono il segnale di un attacco verso l’autonomia delle aziende italiane. Un attacco che va respinto in ogni modo.
«L’idea che a qualche parziale passo indietro dello Stato abbia corrisposto un allargarsi a macchia d’olio di quello che abbiamo chiamato il neo statalismo municipale è ancora più preoccupante. Troppo spesso ci pare di combattere contro un’Idra a tre teste». Il presidente di Confindustria non usa mezzi termini: il piano-Rovati che prevedeva il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti come azionista di riferimento della rete fissa di Telecom è un abominio. E rappresenta un’ulteriore invasione di campo nel libero mercato dove le imprese italiane devono tener testa non solo alla competizione internazionale, ma anche alle varie Iri regionali e comunali.
Da queste considerazioni si origina anche l’intervento del vicepresidente di Confindustria, Andrea Pininfarina, che sempre ieri ha manifestato il sostegno dell’intera confederazione a Marco Tronchetti Provera. «Pur non esprimendo un giudizio sull’azienda - ha detto - dico che conosco la persona, l’imprenditore, il vicepresidente di Confindustria e gli esprimiamo la nostra più sincera solidarietà». Pininfarina ha inoltre esternato «disappunto e dispiacere per lo scontro tra le principali istituzioni del Paese: è sempre una di quelle situazioni in cui a perderci è l’Italia».
Insomma, Confindustria fa quadrato attorno al presidente di Pirelli. Non è un mistero che nel corso della missione italiana in Cina, Montezemolo sia rimasto spiacevolmente sorpreso dalle improvvide esternazioni di Prodi tanto da pretendere chiarimenti in privato. E, pur auspicando un futuro italiano per Tim, il presidente Fiat aveva elogiato la capacità di Telecom «di attrarre contenuti da parte di uno dei gruppi più prestigiosi» come la NewsCorp di Rupert Murdoch. E non è un mistero che Montezemolo lunedì scorso abbia concesso un’intervista al Corriere della Sera per denunciare «il pericolo di un tentativo dirigistico all’interno della maggioranza» e per mettere in evidenza che sui destini di Telecom ci sarebbe stato bisogno «di silenzio e di sobrietà» da parte di Palazzo Chigi. Non è un mistero, infine, che il «patto per la produttività» rilanciato ieri da Confindustria abbia come scopo quello di orientare le politiche economiche del governo in una direzione più liberista. Prodi, quindi, è avvertito.