Montezemolo: bisogna tagliare il cuneo fiscale

«Deve essere ridotto di altri 3-5 punti» Ferrero: le aziende hanno già avuto molto

da Roma

Un nuovo, cospicuo taglio del cuneo fiscale - cinque punti - da suddividere fra lavoratori e imprese (tre punti ai primi, due alle seconde) è, secondo la Confindustria, la sola strada per restituire potere d’acquisto ai salari e, allo stesso tempo, rendere le imprese più competitive.
In attesa di incontrare il governo per discutere di salari e competitività, Luca di Montezemolo lancia la sua proposta. «Nonostante il taglio del cuneo già effettuato - spiega - la differenza fra il costo per le aziende e il salario netto in busta paga rimane abissale», l’impresa paga due, il dipendente prende uno. Il presidente della Confindustria considera poi «irrinunciabile» lo scambio fra salari e produttività, «perché solo così si pongono le basi per un recupero di competitività dell’intero Paese; altrimenti vincerebbe un’incomprensibile logica risarcitoria». E comunque, «non spetta al governo fissare il livello dei salari».
La crescita economica, continua Montezemolo, è «l’unica via possibile», mentre aumentare la spesa pubblica grazie a un maggiore gettito fiscale «non è un’alternativa». Dall’inizio degli anni ’90, calcola, l’Italia ha perso - per bassa produttività, troppa burocrazia e riforme mancate - 210 miliardi di euro di Pil all’anno. Nell’intervista al Sole-24 ore, il presidente della Confindustria esclude infine un suo passaggio in politica: pensa invece di costituire un think tank, «un grande ufficio studi a disposizione del Paese».
Montezemolo mette dunque le carte in tavola prima dell’incontro con il governo, ma i primi commenti alla sua proposta sono tutt’altro che benevoli. Lo stesso Cesare Damiano, di solito prudentissimo, replica che «adesso dobbiamo pensare in primo luogo al miglioramento del potere d’acquisto di salari e pensioni». Il ministro del Lavoro ricorda poi che «proprio quest’anno decolla il primo taglio del cuneo fiscale, dunque alla richieste di Montezemolo penseremo dopo... ». Ancora più secco il ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero: «Le aziende hanno già avuto molto, e il problema della produttività non è legato ai lavoratori». Cgil, Cisl e Uil replicano, richiamando la Confindustria alla firma dei contratti di lavoro ancora aperti. «Dieci milioni di lavoratori aspettano il rinnovo - attacca Guglielmo Epifani, segretario della Cgil - e tra questi i dipendenti pubblici». Il solo Luigi Angeletti, segretario della Uil, fa gli auguri a Montezemolo, anche se dice: «Non credo che ce la farà».
La questione salariale approda oggi al vertice di maggioranza, dove i partiti che sostengono Prodi dovranno fare i conti con la mancanza di risorse per finanziare la manovra sulle buste paga. Padoa-Schioppa è stato chiaro, quest’anno non ci saranno «tesoretti» per finanziare nuova spesa pubblica o sensibili riduzioni del prelievo fiscale. «I salari devono recuperare potere d’acquisto - dice Damiano - troveremo una soluzione». Ma di certo la soluzione non è la tassazione al 20% delle rendite finanziarie, che (se non si toccano i titoli pubblici già in circolazione ma solo i nuovi), al massimo dà qualche centinaio di miliardi di gettito e provoca un aumento dei tassi. Nella stessa maggioranza, non pochi - ad esempio Dini e Bonino - hanno forti perplessità in proposito. Ma anche nei sindacati serpeggia, dietro l’ufficialità, molta delusione: «Vogliono riempirci le buste paga con le chiacchiere», lamenta il segretario nazionale Fiom, Giorgio Cremaschi.