«Montezemolo è un black bloc» Confindustria finisce nel mirino

da Roma

«Difendono solo statali e fannulloni». A ventiquattrore di distanza, il duro affondo portato da Luca Cordero di Montezemolo contro i sindacati continua a far discutere. La temperatura resta altissima. E da entrambi i poli partono critiche, sia pure con intensità e ardori diversi, indirizzati contro il presidente di Confindustria. Una raffica di rilievi che convincono Montezemolo a prendere ago e filo e tentare una difficile ricucitura sia con il governo («crea problemi alle imprese» aveva detto) che con i sindacati.
«Mi dispiace per qualche enfasi oratoria di troppo. Non ce l’ho con il governo, ma con alcuni settori della maggioranza che esprimono una cultura anti-impresa che è sotto gli occhi di tutti» spiega. «Né ce l’ho con i sindacati, di cui ribadisco l’importanza del ruolo». Un concetto che Montezemolo provvede a rafforzare chiamando al telefono il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, per spiegargli che «le sue frasi sono state strumentalizzate. Non volevo attaccare i sindacati, né tantomeno la Cisl» e per ribadire l’impegno a favore del rinnovamento delle relazioni industriali.
Il tentativo del presidente di Confindustria di gettare acqua sul fuoco della polemica non sortisce, però, l’effetto sperato. A salire sulle barricate è soprattutto la sinistra radicale che con il capogruppo Prc al Senato, Giovanni Russo Spena, arriva a definire Montezemolo il «black bloc della politica italiana» perché «non perde occasione per cercare di sfasciare tutto». Il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, parla, invece, di «un problema di rappresentanza del mondo industriale in Italia». Romano Prodi, da Bruxelles, fa sapere di non voler rispondere alle accuse. Sull’argomento interviene, invece, il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. «Penso che fannulloni ci siano in tutte le famiglie. Sarebbe un errore immaginare che ci siano più fannulloni tra il lavoro dipendente. Certo, la pubblica amministrazione deve diventare più efficiente ma non si raggiunge l’efficienza con i cliché». Toni molto duri utilizza Clemente Mastella. «Esprimo la mia personale solidarietà rispetto a questa sciocca considerazione dei sindacati» dice il ministro della Giustizia. «I fannulloni sono ovunque: tra gli imprenditori, i politici, i sindacalisti e i cittadini. Esiste da sempre questa storia di dividere la società politica da quella civile e ritenere quest’ultima migliore».
Sul fronte del centrodestra la musica non cambia di molto. «Sono senza parole per l’ultima uscita di Montezemolo: attacca il governo e l’opposizione, e passi - dice Gianfranco Rotondi della Dc per le Autonomie -. Ma sono invece inaccettabili le parole sul sindacato che difende i fannulloni. I suoi associati farebbero bene a chiederne le dimissioni».
Parole di condanna arrivano anche da Forza Italia. «Se ci troviamo in questa situazione si deve anche a errori compiuti da Montezemolo, che per la scorsa legislatura ha detto cose non corrispondenti alla realtà» ribatte Sandro Bondi. «Inoltre - prosegue il coordinatore azzurro - non condividiamo certi giudizi nei confronti del sindacati perché anche se non concordiamo con loro su alcuni temi, non esprimeremmo mai giudizi sprezzanti su di loro». Severo anche il giudizio di Fabrizio Cicchitto, per il quale «definire fannulloni coloro che lavorano è una forzatura polemica di dubbio gusto». Chi, invece, si schiera con il numero uno di Confindustria è l’azzurro Guido Crosetto, per il quale «Montezemolo colpisce nel segno. Da tempo ormai i sindacati hanno smesso di fare l’interesse delle persone che lavorano e si sono dedicati a interessi personali di autorappresentanza». Ma il più deciso nel sostenere le tesi del presidente della Fiat è Daniele Capezzone. «I problemi posti da Montezemolo sono reali, e non possono essere esorcizzati. Montezemolo ha ragione tre volte: rispetto al governo, che si è lanciato in una politica ostile al mondo dell’impresa; rispetto al sindacato, che troppo spesso agisce come “veto player“; e anche rispetto a una frequente tendenza dell’opposizione a non rendere visibile un progetto alternativo. Sarebbe il caso di discuterne, senza anatemi o scomuniche».