Montezemolo: cambiare Massa con Hamilton? No

"Il brasiliano ci ha conquistati tutti. Fiero dei risultati ottenuti quest’anno, ma basta errori tipo Singapore. Alonso? Può attendere". Il futuro: "Con le nuove regole e il taglio dei costi si tornerà alla F1 stile anni '90, quando c’era spazio per tutti"

Maranello - Cena di Natale, animi distesi, tutto come ogni anno. In bacheca manca un mondiale piloti rispetto al previsto, ma c’è un titolo costruttori in più della passata stagione. In tempi di crisi va bene così, anche se è dura mandare giù il ritornello che il mondiale marche resta quello in cui la Rossa più si riconosce perché parla dell’azienda, del lavoro, dei meccanici e dell’eccellenza italiana. Sarà anche vero, ma è il campionato piloti a emozionare e illuminare i fan, facendoli brindare o bestemmiare a seconda che si vinca o si perda. E quel mondiale, stavolta non c’è.

La sua assenza aleggia nella grande sala allestita dentro l’area della pista di Fiorano per la tradizionale cena con la stampa italiana. Con essa aleggiano anche un nome e un cognome: Fernando Alonso. «No, no, domandate pure» è l’invito rivolto dal presidente Luca di Montezemolo ai temerari, «nessun problema a rispondervi su Fernando; è un grande campione, è giovane, la vita è lunga, se ne parlerà magari in futuro, ma noi, adesso e per i prossimi due anni, siamo a posto così». Però un pilota amato, di carisma, mica ce l’avete, gli fa notare qualche ardimentoso. «Massa! Felipe è amato, è popolarissimo, per l’uomo che è, per il grande pilota che ha dimostrato di essere, per il modo stupendo in cui ha saputo perdere il titolo vincendo la corsa... E io non cambierei Massa con Hamilton... Lewis dice che non verrà mai alla Ferrari? Di solito siamo noi a scegliere ed è la Rossa a rendere popolare un pilota...».

In effetti, questa lunga vigilia di Natale porta con sé un bel regalo per il brasiliano: Maranello lo ama. «Se non ha conquistato il titolo è perché noi l’abbiamo lasciato a piedi (Ungheria) e con una proboscide conficcata sulla macchina (la pompa della benzina di Singapore). Raikkonen? Fino al Gran premio di Francia ha guidato lui, poi, visto che non aveva più voglia, ha chiesto a un suo amico di dargli il cambio...». Modo elegante e ironico per bacchettare il finnico. «Però l’anno prossimo farà di nuovo una grande stagione... Che campionato sarà? Con le nuove regole ci saranno molti rimescolamenti, ma con i tagli sui costi torneremo alle competizioni d’inizio anni ’90, quando c’era spazio per piccoli e grandi team».
Montezemolo ha poi annunciato un nuovo sponsor, il gruppo indiano Tata, ed elogiato la gestione sportiva Ferrari con un lungo applauso a Stefano Domenicali, l’erede di Jean Todt. Merito di Domenicali - ha detto - il clima più cordiale fra i team (soprattutto con la McLaren, ndr). «E poi ha vinto il costruttori, ha diretto bene la Gestione sportiva visto che questo è l’anno in cui la percentuale dei costi sul fatturato corse ha inciso di meno». A fine serata, quando il clima sarà ormai tracimato in brindisi, battute e aneddoti, anche qualche affondo scherzoso per avvisare la squadra che no, certi errori del passato non si dovranno ripetere. Perché «ho visto un team perfetto sullo skyline di Singapore fare una...», massì, una sciocchezza, la sciocchezza dell’anno, e ogni riferimento alla pompa di benzina rimasta conficcata nella Rossa è puramente voluto. «Ma suvvia, che ora si brindi...» e non ci si pensi più.

Dunque, una festa di Natale per rivivere i successi ed esorcizzare le sconfitte e - perché no - fare anche due conti. Quelli frutto del braccio di ferro vinto contro la Federazione dell’auto, contro Max Mosley pronto a imporre il motore unico. «Oltre alla Ferrari, altri quattro erano pronti a lasciare... Per alcuni sarebbe stata l’occasione per andarsene». E la cassa della F1 sarebbe rimasta vuota, visto che con la Rossa gli altri erano Toyota, Bmw, Renault e Mercedes. «Con il motore unico la Fia avrebbe ridotto i costi dal 2010, noi siamo andati oltre: con la nostra proposta siamo intervenuti già sul 2009. Adesso però dobbiamo lavorare sui ricavi: siamo l’unico sport dove gli attori percepiscono solo il 50% delle entrate. Per questo dico che è necessario che i team si riapproprino del loro sport. Non ci interessa andare a fare un Gp in Corea, se poi non ci sono corse in Canada e Usa... Avanti così faremo i Gp dentro il Colosseo o nel Vaticano... Vogliamo più ricavi, vogliamo più contatto fra piloti e pubblico, prezzi più bassi dei biglietti, più servizi per gli ospiti dei team, orari flessibili perché solo in F1 non si cambiano gli orari per cui, a luglio con la gente in spiaggia, si corre lo stesso alle 14... Ai primi di gennaio avremo un vertice per discutere anche di questo... È finito lo sport di mettere gli uni contro gli altri per governare...». Destinatari dell’affondo? Ma ovvio, mister Ecclestone e mister Mosley.