Montezemolo: «Chi di gomme ferisce di gomme perisce»

Il presidente delle Rosse: «È come se nel calcio cambiassero le misure delle porte la domenica mattina». Todt in difesa: «Sulla chicane nessuno ci ha interpellati»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Indianapolis

È very sorry la Michelin, è very sorry la McLaren, la Renault, la Toyota, la Honda, tutti sono very sorry nei comunicati del dopo gara, in cui cercano di mitigare la pessima figura fatta davanti al pubblico americano e non solo. Pubblico che andava conquistato e forse è stato irrimediabilmente perduto. Usa Today titola «Piloti imbarazzati nel giorno triste della F1», il locale “Indy Star” parla di «Grande caduta» e racconta di migliaia di tifosi «disgustati e che vogliono i soldi indietro», quindi sfotte: «Au revoire, Michelin; Ciao Ferrari, ciao F1: non sbattere la porta quando te ne vai». Persino il New York Times titola «Gp mai partito». Intanto, Tony George, proprietario del circuito, ha fatto distribuire ai 130mila spettatori gli indirizzi della Fia, degli uffici di Ecclestone e della Michelin per chiedere i rimborsi.
L’America se ne infischia dei very sorry, ancor più inutili dopo l’annuncio fatto ieri pomeriggio dalla Fia: «Quando ci hanno detto che le loro auto non sarebbero state sicure abbiamo suggerito di rallentarle e che li avremmo aiutati a limitarne la velocità. Invece hanno rifiutato, chiedendo che anche i team gommati Bridgestone venissero rallentati. Per questo hanno suggerito di introdurre una chicane. Le squadre Michelin non capiscono che sarebbe stato sleale fare così, visto che quelle fornite dalla Bridgestone avevano gomme sicure. Inoltre, la Fia proprio lo scorso 1° giugno aveva scritto ai team per sottolineare che “le gomme vanno costruite per essere affidabili in ogni condizione di gara”».
Parole dure, che fanno il paio con quelle ironiche del presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, «chi di gomme ferisce, di gomme perisce... servono concorrenza leale e regole chiare. Variare il circuito due ore prima è come se in una partita di calcio si cambiassero le misure delle porte perché una squadra ha dei problemi», dice; e aggiunge: «L’avevamo detto che questo era un “Campionato del Mondo gomme”». Parole che lasciano trapelare soddisfazione per un Mondiale riaperto e rabbia per chi ha tentato una mossa sleale contro Ferrari e Bridgestone, mossa che ha leso l’immagine di questo sport, soprattutto negli Usa.
«Anche se abbiamo onorato i nostri tifosi in America», dice Jean Todt, «siamo abituati a finire sul banco degli imputati. Comunque, qui, nessuno ci ha interpellato... Domandatevi cosa sarebbe successo se a chiedere una simile modifica, quella chicane per esempio, fossero state Ferrari e Bridgestone. Ci avrebbero forse aiutato? Non credo... Adesso arrivano piste difficili per noi, Magny Cours, Silverstone. Cosa facciamo? Chiediamo cambiamenti per non essere penalizzati? Bisogna adattarsi alle norme invece di chiedere alle regole di adattarsi ai propri problemi». Ma la soluzione, domenica, c’era: «Aumentare la pressione delle gomme... perché non l’hanno fatto?».
La Ferrari da un parte gongola per aver salvato l’immagine in America, il suo mercato principale, dall’altra fa festa per il Mondiale riaperto. Tra Canada e Usa ha recuperato 18 punti con Schumacher, ora terzo a tre punti da Raikkonen (34 a 37) mentre lo spagnolo Alonso, leader, è ancora lontano, ma molto meno, a 59. «Siamo felici, anche se abbiamo vinto una gara di sei auto, perché sappiamo che avremmo potuto lottare per la vittoria anche con gli altri. Siamo cresciuti, guardate i tempi di Schumi e Rubens: erano quasi da qualifica». Quindi le poche, sentite, parole alla Bridgestone: «Le nostre gomme sono inferiori alle Michelin in qualifica, ma reggono anche una curva unica come quella di Indy. Potevamo portarne di più veloci, ma non le ritenevamo sicure». A proposito: la Michelin, a tarda sera, ribadiva: «Per noi un danno d’immagine? Tutt’altro: siamo stati trasparenti, abbiamo garantito la sicurezza anche a costo di una brutta figura, ci aspettiamo la solidarietà di tutta la F1». Questione di punti di vista.
Per la Fia i team «ribelli» – convocati il 29 giugno a Parigi – rischiano punti di penalizzazione, squalifica in alcuni Gp di questa stagione, estromissione dal Mondiale 2006 e oltre 2 milioni di dollari per i danni d’immagine provocati alla Federazione stessa.