Montezemolo: "E' il titolo più importante nella storia della Ferrari"

Il presidente di Maranello ripercorre tutta la stagione. Con stoccata alla McLaren: "Complimenti agli avversari battuti, grandi ammiratori della tecnologia delle Rosse"

Maranello - Commosso. Non capita spesso di vederlo così. Il presidente tifoso ha l’occhio lucido delle grandi occasioni, e le grandi occasioni in sella al Cavallino sono i mondiali vinti per un respiro, i mondiali attesi vent’anni, i mondiali che proprio non ci credi. «No, non è azzardato paragonare questo titolo a quello del 2000», a quello che mise fine al lungo digiuno. Luca di Montezemolo va oltre, e svela quel che il popolo ferrarista sente e vuol sentirsi dire: «Forse, questo mondiale è stato ancora più sofferto, perché da quell’anno il campionato si è ampliato, all’epoca non c’erano Cina e Bahrein... Per cui il 2000 e questo, il penultimo, perché sento che conquisteremo anche il prossimo, sono i titoli che ci hanno dato più soddisfazione». Anche perché, lo dirà poi, «era una stagione piena di aspettative: il più grande pilota della storia Ferrari, Michael Schumacher, si era ritirato, non c’erano più Ross Brawn, direttore tecnico e stratega del box, il progettista Rory Byrne e il capo dei motori, Paolo Martinelli. Ci attendeva un anno di grande transizione. Per cui dico grazie a Jean Todt, persona fondamentale per me, che ha saputo dare compattezza alla squadra, un teamdove sono cresciute persone come il direttore sportivo Stefano Domenicali, il capo progetto Aldo Costa. Sento che l’anno prossimo potremo fare molto bene, perché Raikkonen si è ormai inserito, perché sappiamo dove sviluppare la macchina, dobbiamo solo migliorare sul simulatore. Quanto a quest’anno, dico bene piloti, bene squadra, male affidabilità».

Il presidente tifoso ha la cravatta rossa; l’amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, il solito maglioncino, i soliti jeans; il vicepresidente della Fiat, John Elkann, giacca e sciarpa sfiziose. Si siedono accanto a Montezemolo. Di mattina la trimestrale del gruppo, «per la prima volta qui a Maranello, per far provare l’ebbrezza della Ferrari ai nostri dirigenti », spiegherà il presidente della Rossa. Risultato? Elkann a bordo della 430 Scuderia con Massa, Marchionne due giri accanto a Raikkonen, «guida abbastanza bene, mi ha insegnato molto - dirà ancora tutto spettinato -. Se parla? Avrà detto 25 parole». «Lo manderemo a far conferenze in giro per il mondo » aggiungerà Montezemolo sulla proverbiale loquacità del finnico. Che però ha parlato, e molto, al telefono, commosso per il mazzo di rose che il presidente aveva inviato a sua nonna: «Ha pianto, era felicissima » farà sapere Kimi.

La Ferrari famiglia è anche questo e avrebbe coccolato i propri ragazzi anche se sconfitti. Lo si capisce da come il gran capo della Rossa metta dei puntini sulle «i» grandi come grattacieli, o meglio, sulle «c»: «Creatività, coraggio, competenza e coesione, in questo Paese chi ha le 4 “c” ce la fa; e una delle “c” potrei sostituirla con un altro termine, ma ci sono delle signore...». Si fa scuro solo quando gli tocca commentare il nuovo ricorso McLaren-Mercedes (non chiamerà mai per nome il team). «Se temiamo qualcosa da questa mossa? No, assolutamente... Fernando? Uncampione, di cui ho apprezzato la lealtà e la sportività quando ha fatto i complimenti a Kimi, dimostrando anche quanto Raikkonen sia un pilota apprezzato da tutti». Quindi su Massa: «Lo voglio dire: l’estensione fino al 2010 del suo contratto l’ho decisa io, perché è un grande pilota è perché è solo colpa nostra se non ha lottato per il titolo, colpa dell’affidabilità. Di lui apprezzo anche la lealtà mostrata. Per questo, io, Massa non lo mollo, perché noi abbiamo i due migliori piloti del mondo. Avete criticato il modo in cui Kimi si è inserito nel team,maha vinto il primo gp dell’anno e pure il titolo, francamente non gli si può chiedere di più... Però vi dico che anche Schumacher, all’inizio, ebbe dei problemi...». Proprio su Kimi e il tedesco, più tardi, dirà: «Chi mi ricorda Raikkonen? Il primo Michael che doveva ancora conoscere la Ferrari e che era già molto concentrato sul risultato...».

E mentre esalta la Ferrari del presente e del futuro, Schumi gira a Fiorano. «Sta finalmente provando la F2007 – spiega fintamente sconsolato Montezemolo – e peccato che piova, perché mi sarebbe piaciuto confrontare i suoi tempi... ». Tornando a bomba sul campionato: «Non ho mai temuto di perderlo, non è da me fare così, però a Monza ho avuto paura, perché Monza è il nostro gp e perché ci attendeva una rimonta... L’altro momento in cui ho temuto è stato dopo la sentenza di Parigi, quella di luglio». Ed eccolo aprire il capitolo spy story: «È stato un anno di veleni; c’è della gente che ha detto bugie, gente che ha aumentato le prestazioni della propria macchina in modo non leale e corretto. Abbiamo dovuto lavorare mesi per dimostrare che cosa era accaduto e il momento più difficile – ripete – è stato a Parigi, dopo la prima sentenza, quando dissi “non finisce qui”. Poi quel che sostenevamo è stato confermato e chi mentiva smascherato. Ma abbiamo avuto un’altra sentenza altrettanto inaccettabile che rischiava di creare un assurdo precedente: quello di un fantino che vince su un cavallo dopato. Ero pronto a fare un motore 8000 di cilindrata, ero pronto a dire cose pesanti a fine stagione. Per fortuna abbiamo vinto evitando un’umiliazione alla F1... Ecclestone? Ho letto che ha parlato del colore della pelle di Lewis Hamilton e che sarebbe bello se fosse anche musulmano... Ecco, Bernie farebbe bene a dire che il Consiglio mondiale della Fia che fece quell’obbrobrio di sentenza fu umiliante per tutti, a cominciare da lui che vi stava seduto». Quindi, la stoccata: «Comunque complimenti anche agli avversari battuti: sono dei grandi ammiratori della tecnologia Ferrari».

Ed Hamilton? «Lewis è stato bravissimo, bisogna togliersi il cappello davanti a lui, ha fatto pochi errori e quello commesso l’altro giorno, cercando di resistere ad Alonso, mi ha fatto capire che avremmo vinto il titolo... Per fortuna c’è chi vuole superare subito... Ho visto la gara del Brasile da solo, non volevo nessuno attorno a me, solo per l’ultimo giro ho chiamato le mie figlie... Se ho pianto? Sì, ho pianto e urlato».