Montezemolo: «Ecco la Ferrari più italiana»

Domenicali, Almondo, Costa: nei ruoli chiave uomini cresciuti a Maranello «Ma Todt non lascia la pista: controllerà tutto andando ancora ai gran premi»

Benny Casadei Lucchi

da Roma

Un presidente abbronzato e affaticato; un presidente fiero di aver resuscitato la Fiat; un presidente pieno fin qui d'impegni, «per questo solo io posso davvero capire che cosa sia passato per la testa di Michael Schumacher quando ha deciso di dire basta con la F1». Luca di Montezemolo, il presidente tifoso, ha scelto Roma, Confindustria, una terrazza al settimo piano di via Veneto, «una colazione di lavoro tra vecchi amici», per raccontare della nuova Rossa «alla vigilia della terza fase della mia vita in questa azienda... Perché la Ferrari è la mia vita».
Montezemolo racconta di un Cavallino che diventa «più italiano» e di Schumi, quindi ricorda: «La mia Ferrari è passata attraverso due fasi, ora apriamo la terza. La prima, dal '92 al '95, è stata quella difficile in cui abbiamo posto le premesse per arrivare alla seconda, quella iniziata nel '96, quella di Michael Schumacher, e da quel momento la Rossa è sempre stata l'auto da battere». Tra filetto e spinaci, Montezemolo sforna la terza fase, quella di Jean Todt amministratore delegato che «però non lascerà la F1, lo vedrete sempre ai Gp», quella di Stefano Domenicali, ds, «è cresciuto con noi, risponderà a Todt, ma dovrà occuparsi dei rapporti con i piloti, con la Fia, con i regolamenti», e quella di Mario Almondo, «da tempo abbiamo deciso di investire su di lui, per anni si è occupato della realizzazione materiale della monoposto, eredita parte delle competenze di Brawn». Uomini italiani che, come l'ingegner Costa, «sarà lui il responsabile del progetto», avranno il compito di tenere in alto la Rossa. «Non dimenticatevi che la miglior F1 di quest'anno, la nostra, è stata disegnata proprio da Costa», sottolinea con orgoglio e italianità il presidente tifoso, prima di salutare il capo dei motori Paolo Martinelli che avrà un ruolo ancora più importante in Fiat; al suo posto cresce Gilles Simon, da 12 anni l'altro padre dei motori del Cavallino.
Un sorbetto, poi la crema e si arriva a Schumi. «Ricordo quando mi ha detto: «“Presidente, ho le batterie scariche, non me la sento più di fare una vita così... Non me la sento di ricominciare un altro anno con tutti questi impegni....”. Pensavo non si ritirasse, ma adesso che l'ha fatto so che sarà per sempre. Se fosse più giovane, scommetterei sul ritorno; in questo caso no. E, comunque, se mai cambiasse idea, sarebbe solo per guidare una Ferrari». Discorso diverso per Ross Brawn, «che ci ha dato tantissimo ma ora vuol stare con la famiglia». Quindi, prima del caffè, il mezzo annuncio che ci si aspettava: «Michel avrà un altro incarico con noi, lo annuncerà lui stesso a Monza, domani, io posso solo dirvi che non farà il consulente o il nostro ambasciatore e non siederà dietro una scrivania». Questi sono gli estremi, in mezzo sta nascosto il nuovo compito del grande tedesco. «Se proverà delle macchine? Perché no? Se lo vedremo anche ai gp? Sì». Insomma, è iniziato il conto alla rovescia per uno Schumi super consigliere, magari uomo di raccordo fra Todt, Almondo, Domenicali, Costa e l'aerodinamico Tombazis. Domani si saprà.
Il vino scalda l'atmosfera quel giusto per accennare agli aneddoti su Michael, per raccontare di quanto è stato bravo Massa, «è cresciuto tanto, che coppia con Kimi» e soprattutto di Raikkonen e, massì, anche di lapdance. «Che cos'è?», fa finta di non sapere Montezemolo, «a sì? Kimi è stato visto ballare così?... E bere qualche bicchiere? Ma son ragazzi...…» scherza e non scherza il presidente, per poi sottolineare: «La Ferrari fa gruppo, Kimi va seguito bene, lui è l'uomo giusto per noi, ha fame di vittorie ed è il più veloce che ci sia, più forte anche di Alonso; fu lo stesso Michael a consigliarcelo dopo averlo visto al debutto. Kimi ha inoltre qualità caratteriali che vanno bene in Ferrari, è nordico, è freddo, e qui è utile, visto che c'è molta pressione».
Quindi un velo di tristezza. «Quando Michael ha annunciato l'addio, il team è rimasto sotto choc... Il mondiale perso? Mi dispiace soprattutto per Michael, meritava di lasciare da campione, però forse è dispiaciuto più a me che a lui... Questa sconfitta ha dato umanità e popolarità enormi...».
I camerieri girano attorno spazientiti, aspettano che il presidente finisca di parlare, c'è tempo ancora per Imola «mi sono dato tanto da fare, mi dispiace, ma c’erano problemi finanziari»; c'è tempo per Rossi «se avesse lasciato subito le moto per dedicarsi alla F1, sarebbe potuto rientrare nei nostri piani, ma forse era un po' incompatibile con il mondo della F1»; c'è tempo per un altro ricordo di Schumi «ha inventato la preparazione atletica in F1, quando per la prima volta vide l'avvocato Agnelli, guardava sempre l'orologio, aveva fretta di andare ad allenarsi, e dire che arrivava da un servizio fotografico con la Schiffer, l’Avvocato ci rimase male, pensava portasse anche lei...»; c'è persino tempo, dopo anni, per negare un proprio motto: la stabilità dinamica della Ferrari. «Eh no, dopo un po' la stabilità finisce, altrimenti diventa archeologia, questa invece è una rivoluzione... Signori, questa è la Ferrari del futuro».