Montezemolo incalza Prodi: «Non dilapidare il tesoretto»

Il premier: «Troppe richieste, poche risorse». Il presidente di Confindustria: «Servono infrastrutture, meno tasse, un nuovo welfare. Se noi imprenditori realizziamo una crescita del 2% nelle difficili condizioni di oggi, cosa faremmo in un Paese normale?»

Genova - Se in Italia «tutti facessero il tifo per le imprese, vinceremmo i campionati del mondo». Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ricorre alla metafora sportiva, concludendo il suo intervento al convegno delle piccole imprese associate a Viale dell'Astronomia. «Se noi imprenditori - aggiunge - riusciamo a realizzare una crescita del 2% nelle difficili condizioni di oggi, vi lascio immaginare cosa saremmo capaci di fare in un Paese normale».
Montezemolo rivendica all’industria il merito della ripresa («la dobbiamo a noi stessi, ai nostri collaboratori»). Da questa premessa scaturiscono le considerazioni del leader confindustriale sulle priorità che l'agenda politica dovrebbe darsi. In primo luogo, la destinazione del «tesoretto», il surplus derivante dal boom delle entrate fiscali. «Non vorremmo vederlo dilapidato in mille rivoli, alla ricerca di mille piccole sacche di consenso», sottolinea. Ci sono dei soldi? «Destiniamoli a qualche infrastruttura importante. Poi, non dimentichiamo che dobbiamo ridurre il debito così come si deve ridurre la pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori». Parole pronunciate dinanzi al ministro Bersani che vedrebbe quella somma meglio impiegata per finanziare le riforme e per promuovere investimenti. Altri, nel centrosinistra vogliono usare i 2,5 miliardi di extra gettito per ridurre l’Ici prima casa («ma non quella di Berlusconi», precisa il ministro della Solidarietà, il rifondatore Paolo Ferrero). «In questi giorni si comincia a litigare sul tesoretto, ed è chiaro che se dovessimo rispondere a tutte le richieste, ci servirebbe un tesoretto venti o trenta volta più grande di quello che abbiamo», osserva da Bologna Romano Prodi.
Il presidente della Confindustria invoca poi un’«analisi rigorosa» da parte della classe politica sul tema pensioni. Bisogna «ripensare» il welfare, «oggi squilibrato a favore della previdenza e poco adeguato a sostenere chi cerca lavoro o chi ne resta privo per un periodo». Secondo Montezemolo, «non serve una controriforma previdenziale, non possiamo tornare indietro, sarebbe uno scippo alle generazioni più giovani». E ancora: la legge Biagi non si tocca perché ha fatto scendere il tasso di disoccupazione al 6,8%, mentre i salari vanno sempre più legati alla produttività. «Se si combatte la flessibilità - ribadisce - si lavora oggettivamente contro le possibilità di occupazione».
Le notazioni del presidente di Confindustria non rappresentano la mera riproposizione della «centralità dell’impresa». Montezemolo mostra, ad esempio, che l’Italia nel 2008 sarà prima in Europa per pressione fiscale sulle imprese e che la riduzione di un punto percentuale delle imposte aumenterebbe del 6% gli investimenti esteri. Il numero uno di Viale dell’Astronomia fa proprie le tesi del presidente della Piccola industria, Giuseppe Morandini, anticipate dal Giornale, sulla necessità di una nuova politica energetica (con apertura al nucleare di nuova generazione) e si scaglia contro le proposte di modifica del codice ambientale. Infine, stigmatizzato ancora una volta il neostatalismo delle municipalizzate.
Il discorso di Montezemolo, se non nei contenuti, è diverso nell’intonazione. «La Confindustria - afferma - è fuori dai partiti, ma è autorevole ed ha il dovere di progettare il futuro del Paese». Da quest’assunto partono le critiche nei confronti dell’«ostilità» di alcuni settori della politica (la sinistra radicale) che hanno parlato di «regali alle imprese» o di «imprese con la pancia piena». Queste accuse, replica, vanno respinte «con grande fermezza nell’interesse del Paese».
«A noi piace una politica alta, capace di grandi disegni. Ma in nessun Paese ci sono partiti così numerosi, così “pesanti” e autoreferenziali», rileva Montezemolo. È un messaggio chiaro che è andato al di là del generico sostegno al ministro Lanzillotta per il suo disegno di legge sui servizi pubblici che giace in Senato dall’estate scorsa. Le titubanze del governo e la difficile situazione in Parlamento non lasciano Confindustria tranquilla. Che di aspettare ancora, evidentemente, non ha né voglia né tempo.