Montezemolo invoca una Costituente: «All’Italia manca l’etica»

«Subito il nuovo Governatore». Critico Maroni: «Si occupi degli esuberi Fiat»

Antonio Signorini

da Roma

All’Italia serve una «Costituente», un processo riformatore che coinvolga le istituzioni, l’economia e la società, ma la cui realizzazione non freni la crescita. In sintesi più governabilità, più mercato e, alla base di tutto, etica e senso dello Stato. In un articolo che compare sul Sole-24 Ore oggi in edicola, il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo prende spunto dai recenti scandali finanziari, dalla vicenda di Bankitalia, per indicare alla classe politica le priorità delle aziende. Un messaggio che Montezemolo formula secondo uno schema applicato in tutte le sue ultime uscite, cioè distribuendo equamente le critiche tra centrodestra e centrosinistra. E cercando di guardare il più possibile al futuro.
Il giudizio più severo è quello che riguarda le dimissioni di Antonio Fazio, arrivate «dopo mesi» insieme al «discredito mondiale del nostro Paese»; risultato di un intervento «troppo tardivo» di «importanti aree politiche di entrambi gli schieramenti». Archiviata con un giudizio positivo la legge di tutela del risparmio e quindi la riforma di Bankitalia (è «condivisibile», ma presenta «difetti e contraddizioni»), Montezemolo concentra la sua attenzione sulla nomina del successore di Fazio. Spero, dice, che «sia sottratta a veti e controveti politici. E soprattutto che si decida in fretta, per evitare di aggiungere altri danni alla nostra credibilità sui mercati internazionali».
Il richiamo non è piaciuto al ministro del Welfare Roberto Maroni: «Mi fa piacere che Montezemolo si occupi oltre che delle sue importanti responsabilità anche della nomina che compete il Consiglio dei ministri», ha ironizzato l’esponente leghista. Tra le cose di cui si dovrebbe occupare il presidente degli industriali, Maroni ha citato la questione degli esuberi Fiat. E a questo proposito ha dato la sua disponibilità a parlarne anche al Consiglio dei ministri di giovedì se il premier Silvio Berlusconi lo chiederà. Ma la strada di provvedimenti che favoriscano solo i lavoratori del gruppo torinese rimane sbarrata.
Delle vicende Fiat Montezemolo ovviamente non parla. Ma tra i cardini del suo intervento di fine anno non manca la consueta difesa dell’industria italiana che «non si è fermata ad aspettare che altri risolvessero i suoi problemi, ma ciò non è bastato». Il sistema immunitario dell’Italia è stato privato degli «anticorpi» che «nelle democrazie economiche più evolute espellono rapidamente chi corrompe, imbroglia e traffica tra politica, istituzioni ed economia». Il riferimento esplicito è ai tentativi di scalata di Rcs e al contrasto alle Opa estere su Bnl e Antonveneta, realizzato attraverso «una ragnatela di azioni illegittime, messe in essere con la complicità di improvvisati operatori immobiliari» visti «benevolmente da parte della Banca d’Italia». Per fare emergere questa situazione, osserva Montezemolo, «c’è voluta purtroppo la discutibile, ma in qualche modo provvidenziale diffusione di intercettazioni telefoniche».
Insomma nel 2005 in Italia sono mancati «etica e senso dello Stato». Sono comparsi «furbi che evadono le leggi», e non è mancato «un sistema di corporazioni che resiste ai cambiamenti». Il risultato, utilizzando il metro macroeconomico, è «un anno di crescita zero» che troverà un antidoto solo in una rinnovata «capacità di governo». Che, secondo Montezemolo, «non significa solo durare il più a lungo possibile, ma decidere coinvolgendo la più vasta area della popolazione su problemi di interesse collettivo e non particolari. Purtroppo - anticipa Montezemolo - non vediamo ancora emergere questa capacità di governo e temiamo che chiunque vincerà le elezioni avrà enormi difficoltà a governare davvero. Entrambi gli schieramenti hanno bisogno di più coesione politica e di più cultura di mercato per varare quelle riforme strutturali che sono oggi inderogabili». Bisogna «riformare il Paese senza ritardarne la corsa». E la formula giusta Montezemolo la trova in una metafora automobilistica: «Ci serve un Pit Stop eccezionale con cui rettificare la macchina del Paese Italia perché possa competere nel circuito mondiale. Una sorta di costituente che guardi ai meccanismi istituzionali ma anche all’economia e alla società».