Montezemolo? Il líder merceologico dei «repubblicones»

Caro Granzotto, ma che ci azzecca Montezemolo?
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Venerdì mattina, durante la lettura dei giornali e venuto il turno di Repubblica, m’è preso un colpo. Proprio così, caro Santini. È accaduto quando a pagina sei mi sono imbattuto in questo titolone: «Giustizia, l’altolà di Montezemolo». Altolà. Avendo fatto le scuole dell’obbligo so che altolà vale per «intimazione di arresto da parte di una sentinella», tipo: altolà! fermo o sparo. Lei dunque capisce il turbamento d’animo, caro Santini, la mia presa di coscienza, per usare il linguaggio caro ai «sinceri democratici». Di primo mattino, proprio al caffè, vengo a sapere che Luca Cordero di Montezemolo, un dirigente d’azienda, è nientemeno che la sentinella posta a guardia della Costituzione e dell’impianto democratico del Paese. Vengo a sapere che in quanto sentinella il Montezemolo ha ordinato al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il fermo o sparo. Rob de matt. Superato lo choc una domanda m’è venuta spontanea: perché i repubblicones assegnano al marchese di Montezemolo il ruolo di sentinella? E che titoli esibisce l’interessato per giustificare tale ruolo? Non che sia a corto di curriculum, questo proprio no, risultando il suo cursus honorum un vero fuoco d’artificio di poltrone e incombenze: presidente della Ferrari, della Fiat, della Fiera Internazionale di Bologna, della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, di Telethon, di Nuovo Trasporto Viaggiatori. Consigliere di amministrazione del quotidiano La Stampa, del gruppo francese Pinault, della Tod’s, della Indesit e della Campari. Membro dell’International Advisory Board di Citi Inc, fondatore e presidente del fondo finanziario vezzosamente chiamato Charme (Violette di Parma e cachemirini Ballantine). Ex presidente della Confindustria, della Federazione Italiana Editori Giornali, degli Industriali della Provincia di Modena e vicepresidente della Juve, ma anche consigliere di amministrazione di Unicredit Banca d’Impresa e di Tf1 oltre che amministratore delegato della Rcs Video, della Cinzano International, della Itedi e a capo del comitato organizzatore di Italia 90 («notti magiche inseguendo il gol»). Ce n’è che la metà basta: non che in tutte si sia distinto, ma il numero delle cariche ricoperte resta comunque impressionante. Ma nessuna, tuttavia, tale da legittimarne il ruolo di itala scolta che La Repubblica gli ha conferito. E allora?
Cominciamo col dire, caro Santini, che fossi nei panni di Montezemolo m’affretterei a fare gli scongiuri. Troppo consolidata è la devastante portata del «bacio della morte» dei repubblicones: come ti mettono gli occhi addosso dalle colonne del loro foglio di lotta e di potere, sei bello che cotto. Stabilito ciò, una parola, una parola sola: governissimo. Non è un mistero che un manipolo di bamba stia vagheggiando di mandare a casa Berlusconi rappattumando una maggioranza che comprenda la sinistra (D’Alema, per capirci), i casiniani, i finiani, i rutelliani, i nani, le ballerine e i cani sciolti senza collare. E di varare, una volta a cose fatte, un governo di «alto profilo» che per essere altissimo abbia nei ranghi e forse addirittura a capo una figura d’altrettanto «alto profilo» civile, morale e merceologico: Luca Cordero di Montezemolo. Un progetto, quello del governissimo, che piace assai a largo Fochetti e che essendo di alto profilo bischero è probabile sia stato addirittura partorito lì. E pensare che quando Repubblica era domiciliata in piazza Indipendenza ne pubblicò una bella su Montezemolo, riportando una dichiarazione di Cesare Romiti: «Nel 1985 abbiamo pescato, in Fiat, un paio di persone che pretendevano danaro per presentare qualcuno all’Avvocato. Uno dei due l’abbiamo mandato in galera, l’altro alla Cinzano». Occorre dirlo, caro Santini? L’altro era Luca Cordero di Montezemolo, l’itala scolta (per ogni presentazione, 80 milioni di lire. Cash).