Montezemolo in politica? E' già tutto organizzato: in autunno vara il partito

Il presidente Ferrari: "In 15 anni la politica ha fallito". A settembre il lancio, stilato il programma di governo
<br />

Roma Un vero e proprio «programma di governo»: è lui stesso a definire così, nei colloqui privati, quel piano in dieci punti che la sua Fondazione Italia Futura ha lanciato in questi giorni come alternativa alla manovra tremontiana. Una definizione che la dice lunga sulle intenzioni, o almeno sui sogni, di Luca Cordero di Montezemolo.
Il quale ieri, protagonista della kermesse di Cortina Incontra e poi intervistato da Sky, ha cominciato a scoprire - sia pur timidamente e tra mille condizionali- qualche carta. «Può anche essere che fra qui a un anno e mezzo ci possa essere un’offerta politica nuova», ha detto.

Preannunciando poi quale sarà la sua campagna d’autunno: «Da settembre Italia Futura praticherà una grande spinta sulla modifica della legge elettorale chiedendo una mobilitazione dei cittadini. Su questo punto ci giochiamo il nostro futuro». Segue bocciatura in toto della politica attuale («La classe dirigente che ha operato negli ultimi 15 anni ha fallito»), e de profundis del berlusconismo: «Siamo alla fine di un ciclo politico, che era partito con presunzioni di grandi rivoluzioni liberali. Ho il rammarico - ha aggiunto - di vedere che chi ha avuto a disposizione la fiducia di moltissimi italiani non è riuscito a cambiare e modernizzare il paese».

Più che una discesa in campo sembra, come dicono i casiniani che da tempo guardano con crescente impazienza agli stop&go del presidente della Ferrari, un collocarsi «en réserve de la République». In attesa di capire quando e come si arriverà alle prossime elezioni politiche. Che lui non vede a breve termine: anzi, dice, il governo deve andare avanti e «fare il necessario» e l’opposizione «collaborare» e smetterla di «fare tutto in contrapposizione alla maggioranza». La bocciatura della destra quanto della sinistra lascia intendere che l’intenzione è quella di accreditarsi come homo novus, capace di fare quel che gli smidollati che fin qui han governato non hanno saputo fare. Ad esempio sulle pensioni: «Tagliarle è fondamentale», dice, ed è «triste che triste che opposizione e maggioranza discutano di cose che si dovevano fare in questi 15 anni quando entrambe sono state al governo».

Il programma economico glielo ha cucinato un economista di rango come Nicola Rossi, fuoriuscito dal Pd a causa del basso tasso di liberalismo di quel partito. E già questo (oltre al merito, a cominciare dalle pensioni a 67 anni) lo rende indigesto per il centrosinistra. Le reazioni alla lenzuolata di proposte montezemoliane fanno capire qual è, a grandi linee, il versante su cui la sua offerta politica si orienta. Qualche applauso dal Terzo Polo, freddo silenzio dal Pd (solo dalla «destra» lettiana arriva l’apertura di Francesco Boccia sulla proposta di tassare i grandi patrimoni); qualche consenso dal Pdl anche se il segretario Alfano stoppa sulla «odiosa» patrimoniale. La scomunica più netta arriva dalla sinistra estrema di Paolo Ferrero: «Più a destra di Berlusconi», tuona.

E poi c’è la Lega, che copre Montezemolo di insulti da trivio («Una scoreggia dell’umanità», dice, col suo tipico aplomb ministeriale, Calderoli) e che vede in lui il simbolo di quei «poteri forti», come i «cornuti» del Corriere della Sera,che denunciano la crisi del Carroccio e il suo corporativismo in difesa dello status quo sulle pensioni; e premono per staccare la Lega (che secondo Montezemolo «sembra il Prc del governo Prodi») dal Pdl. Intanto, il patron Ferrari vede l’annuncio di un possibile piano di dismissioni da parte del governo come una propria «vittoria»: «Sono stato il primo a proporlo», rivendica in privato. In attesa di coglierne altre più succose. Forse.