Montezemolo a Prodi: tradita la concertazione

Il direttore generale Beretta giudica «improponibile» la class action e denuncia il «blitz della sinistra» sui contratti a termine

da Roma

Cresce il malumore in Confindustria per le modifiche al disegno di legge sul welfare, sui cui il governo ha autorizzato il ricorso al voto di fiducia.
Ieri, all’ora di pranzo, Luca di Montezemolo e il direttore generale Maurizio Beretta hanno varcato la soglia di palazzo Chigi per incontrare Romano Prodi e il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta. Il colloquio - centrato su temi delicati come i contratti a termine, i lavori usuranti, la somministrazione di lavoro (staff leasing) e le cause collettive (class action) - non ha dissolto i dubbi degli imprenditori. La Confindustria continua a ritenere che gli emendamenti al ddl votati dalla maggioranza in commissione abbiano tradito «lo spirito e la lettera» dell’intesa del 23 luglio fra le parti sociali su lavoro e pensioni.
Sarà lo stesso Montezemolo, oggi al convegno confindustriale di Prato, a dar voce al malessere degli imprenditori. Il governo parla di concertazione - questo è il senso di quanto dirà il presidente degli industriali - e poi la stravolge nei fatti, modificando impegni presi e sottoscritti insieme con le parti sociali, e così danneggiando le imprese.
Nel merito, infatti, le restrizioni alla flessibilità e l’introduzione della class action rischiano di colpire seriamente l’imprenditoria italiana, già alle prese con un deciso rallentamento economico e con le difficoltà di esportare nell’area del dollaro. Il protocollo di luglio va portato immutato nell’aula della Camera, spiega il direttore generale Beretta; in caso contrario, «le conseguenze sono evidenti. Il testo che fa fede è quello sottoscritto dalle parti - aggiunge - altrimenti è la logica della concertazione ad essere affossata dalle commissioni parlamentari». In particolare, Beretta definisce «improponibile per il sistema italiano» il testo sulle cause di gruppo, «approvato senza confronto e senza approfondimenti. Un testo pessimo - denuncia - che rischia di essere un atto di ostilità nei confronti delle imprese». Inoltre, il protocollo del 23 luglio demandava alle parti le decisioni sulla durata dei contratti a termine. Il tetto di otto mesi alle proroghe, «attuato con un blitz della sinistra radicale - dice ancora Beretta - lo modifica in maniera sostanziale».
Durante l’incontro di palazzo Chigi, Prodi e Letta hanno ascoltato le rimostranze di Montezemolo, evitando tuttavia di prendere precisi impegni sull’una o sull’altra materia. In particolare sulla causa di gruppo, il governo avrebbe fatto capire di avere le mani legate. Quanto alle modifiche su contratti a termine e staff leasing, e la definizione della platea dei lavoratori «usurati» ai fini pensionistici, Prodi si trova stretto fra gli ultimatum dell’estrema sinistra, da una parte, e dai parlamentari diniani dall’altra. Appare dunque molto probabile che il testo su cui il governo chiederà la fiducia non sarà né quello originario di luglio, né quello emendato dalla commissione Lavoro della Camera. È, insomma, alle viste una parziale retromarcia, la solita soluzione di compromesso. «Il governo è consapevole della portata dei problemi che abbiamo posto - commenta il direttore generale della Confindustria -. Aspettiamo risposte puntuali nei prossimi giorni». Per il momento Prodi si barcamena: il punto di riferimento resta il testo del protocollo, dicono a palazzo Chigi, e il governo cercherà di trovare una sintesi fra le diverse posizioni, «rispettando il voto del Parlamento».
A quanto si capisce, il governo intende proseguire nei contatti con le parti firmatarie del protocollo, imprese e sindacati, per tentare la quadratura del cerchio. Le modifiche al testo dell’intesa di luglio su pensioni e welfare hanno fatto irritare anche buona parte del sindacato, Cisl in testa. «È in atto una mortificazioni dele parti sociali e della loro autonomia», ha affermato il segretario cislino Raffaele Bonanni. A sua volta la Cgil chiede certezze sulla questione dei lavori usuranti. Secondo il testo approvato dalla commissione, e che andrà nell’aula di Montecitorio lunedì, gli interessati potrebbero giungere a quota 3 milioni. La maggior parte di questi lavoratori «usurati», 2 milioni e 400 mila, è legata alla durata del lavoro notturno.